Visualizzazione post con etichetta luoghi del cuore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta luoghi del cuore. Mostra tutti i post

venerdì 5 aprile 2013

Ogni luogo ha la sua Anima, anche il mare.

Chi l'ha detto che i luoghi non hanno un'Anima?


"In un’epoca nella quale domina l’artificio e la superficialità, basata sull’inganno patinato in modo che l’occhio non possa scorgere la profondità, il cammino filosofico dell’oltrepassamento postmoderno consiste nello smascherare l’inganno della banalizzazione utilitaristica: per spingerci dentro le cose, per discernere la manifestazione dell’essere nella narcotica nauseante ridondanza dell’edonismo consumista. E conoscere quello che il daimon del luogo ci dice: a cominciare dalle sue ferite che non possono, non devono, essere cancellate dal tempo. L’architettura può aiutarci nell’aderire all’identità profonda tra cultura e natura: ascoltando l’anima del luogo, facendo in se stessa un vuoto ricettivo, non sovrapponendo la sua razionalità strumentale, le sue intenzioni soggettive, all’autenticità del luogo, all’oggettività cosmogonica. Che parla da sé. La natura indica perentoriamente, il senso del limite, la sobrietà, la forma".

Hillman 

Ogni luogo ne ha una ben definita.
Ce ne sono centinaia di migliaia, basta tendere l'orecchio, affinare la vista e con essa la capacita di "vedere oltre". E' meraviglioso. Ogni spazio o luogo che abitiamo, non si limita ad essere il mero contenitore delle nostre esperienza ma è esso stesso parte integrante di un racconto, di un vissuto, essendo il  "portatore sano" di una topografia dinamica interiore, fatta di sentimenti e memorie, figure e forze, fantasie e pensieri,  come scrive Hillman.
Credo che questa consapevolezza  dovrebbe essere il nostro mantra quotidiano, la conditio sine qua non del nostro agire, nel rispetto di quanto abbiamo ricevuto in prestito: ricordate il discorso capo indianoSeattle al Presidente degli Usa F. Pierce?

"Questo noi sappiamo: la terra non appartiene all'uomo ma l'uomo appartiene alla terra. Questo noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate come il sangue che unisce una famiglia.
Tutte le cose sono collegate. Qualunque cosa succeda alla terra succede ai figli della terra.
L'uomo non ha tessuto la trama della vita: egli è un filo. Qualunque cosa egli faccia alla trama egli lo fa a se stesso. Anche l'uomo bianco, il cui Dio cammina e parla con lui da amico, non può essere esonerato dal destino comune. Potremmo essere fratelli, dopo tutto".


Nell'amministrare un territorio, io sono convinta che la prima cosa da fare sia proprio il mettersi in ascolto, l'affinare quello sguardo di cui scrivevo prima, nella costante ricerca delle storie che lo spazio che abitiamo ha da raccontarci.
Ascoltare  le narrazioni insite in un luogo, significa conoscerlo, comprenderne le potenzialita e le specificità che sta esprimendo e quindi, va da sé, rendere  semplice ed efficace l'incontro tra la domanda (le persone potenzialmente interessate a un luogo e alle sue narrazioni) e l'offerta (il luogo stesso, il contenitore attivo di storie da raccontare).
Troppo spesso invece assistiamo a un appiattimento sterile dell'offerta, asservita alle logiche globalizzate e globalizzanti che fanno di ogni luogo un luogo qualunque, un'incrocio privo di senso, nel deserto di esistenze alle quali siamo stati bravi a tagliare le radici, privandole del loro sapore specifico, per farne dei meri "galleggiamenti assenti".

 A conferma di ciò, leggo proprio oggi di un luogo piccolo, battuto dal vento di  tramontana che sembra più vicino alla Corsica che al "continente" anche da un punto di vista culturale, tanto è isolato e fieramente "altrove", tra scogliere di granito lisce e sinuose che spalancano scenari lunari inattesi e piccole appartate baie selvagge: Capo Sant'Andrea.


La piccola spiaggia del Cotoncello rappresenta uno dei luoghi più affascinanti dell'isola d'Elba


 Questo è il luogo ideale per   chi, come me, preferisce la tranquillità delle piccole baie nascoste, al clamore sguaiato delle lunghe lingue di sabbia attrezzate, perchè regala la magnificenza del fascino selvaggio di quest'isola: basta sedersi ad ascoltare.
Qui il mare è sovrano. Sciaborda, sciacquetta, s'insinua in ogni anfratto di roccia, ti segue mentre percorri traballante un percorso lungo la  meravigliosa scogliera di granito che è a tratti impervio, quando il mare "monta" e per questo ancora più suggestivo e intenso. Qui, se steso sulle coti (i sassi) socchiudi gli occhi, le vedi ancora le navi dei pirati che solcavano i mari e ti sembra di sentirle le voci dei genovesi che venivano fin qui a imbarcare il mosto locale per "tagliare" i loro vini.
Ci sono giorni in cui qui l'aria ha l'odore acre del sudore dei somari e dei cristiani che hanno conosciuto fatica  e pasti frugali e la senti ancora viva, nei solchi del viso e negli sguardi degli anziani del posto, tutta la storia che ha consumato queste coti.
Sant'Andrea richiede silenzio e amore per queste storie, per chi le ha scritte con il proprio sudore, per chi ascolta la lingua del mare e per chi, quelle storie, prova ancora a raccontarle pur non avendole vissute sulla propria pelle e lo fa con impegno e con ingegno, ripercorrendo i sentieri della memoria con chi abbia voglia e tempo di fermarsi ad ascoltare.
Per tutte queste ragioni, non posso pensare che anche quest'anno la piccola spiaggia del Cotoncello (lunga a malapena 50 metri) ospiterà una concessione di ombrelloni e pedalò, perchè non posso credere che a nessuno interessi la storia che ha da raccontare un piccolo posto in cui, a maggio, il profumo di aglio triquetro  esplode insieme ai fiori di serpaia (e chi se ne frega se per goderne mi stendo sulle coti, non lo capite, anzi, che proprio questo è il suo fascino?)
Davvero siamo così ciechi? Dovrei credere seriamente che pur vivendo e godendo di un paradiso simile, non riusciamo a sentirlo e a sentirci, noi con lui, patrimonio dell'umanità?
Oggi sono triste. Mi stendo sulle coti a respirare questo mio mare che è anche il tuo, il suo.... insomma è il Nostro mare, di tutti e di nessuno, teniamolo a mente quando lo sviliamo, lo maltrattiamo, lo violentiamo, perché anche il Mare, come i luoghi, ha un'Anima.

martedì 12 febbraio 2013

Clandestina col mio Amore

Ho capito che una patente per l'amore non c'è e che non basta che ti sposi e che tu faccia figli, per essere "promosso a pieni voti" in amorologia, che siamo tutti scalzi sulle strade della vita e che ce la mettiamo tutta per non cadere, ci arrabattiamo con quanto abbiamo, mettiamo in atto strategie di sopravvivenza più o meno raffinate. A volte resistiamo, altre ci procuriamo rovinose cadute e trasciniamo cose e situazioni in basso con noi, più spesso mentiamo (a noi stessi in primis) e ci regaliamo generose "verità" vivendo situazioni parallele.
Io sono stata brava a mentire e a tacere.
Mentivo, quando mi convincevo che tutto andava bene.
Tacevo, quado avvertivo imperdonabili "invasioni di campo"e non le denunciavo.

Oggi penso che quelle menzogne mi hanno traghettata ai miei quasi quarant'anni e che, per come mi ero approssimativamente ricucita l'anima fin qui, avevo bisogno di credere alla "favola" che ero stata brava a raccontarmi e che alla stessa (nonostante sia orfana di lieto fine) devo il mio risveglio, la mia forza, la mia tenacia, il mio grande amore per la Vita.

Oggi penso anche che quei silenzi mi sono serviti a riconoscere i miei confini come  quelli altrui e a comprendere che c'è uno "spazio sacro" all'interno di ognuno di noi, dal cui rispetto dipendono la salute, la serenità e il "buon vivere" di ognuno. Ho capito che la vita è fatta di luoghi, volumi dell'anima direi e che nella relazione questi si creano naturalmente: ogni incontro occupa uno spazio dentro di noi, come fa un liquido quando trova uno spazio vuoto. Ho compreso anche che gli spazi non si pretendono, né si creano con la pala dei buoni propositi: lo spazio o c'è o non c'è e a poco vale il parlare sbandieranno buone intenzioni e ottimi auspici, perchè non dipende dalla volontà ma dalla capacità (intesa come dimensione appunto) del tuo cuore. Non basta sentirsi innamorati (di un progetto come di una persona, per intendersi) per essere in grado di occupare uno spazio perchè, se questo  di fatto non si rende disponibile, si finisce sempre col fare il gioco della sedia (e di rimanere fatalmente in piedi mentre gli altri seggono).
Ho capito che l'amore in tutte le sue forme ha bisogno di luce, di aria, di spazio, perché come un fiume, senza un letto in cui scorrere, è acqua che dilava selvaggiamente e che può fare danni, così l'amore per un luogo che non ti è dato di sentire tuo perché ancora "occupato" ti condanna all'esilio, quasi tu fossi un amante clandestino.
Ecco, oggi ho capito che sono raminga e pure clandestina.

venerdì 1 febbraio 2013

#unterzociascuno: non fa male a nessuno!

Mollo gli ormeggi!
Si, davvero, mi lancio in nuove avventure.
Scalpito Smaniosa  e, Sentitamente Stropicciata, Sogno Soavemente Sospirati Spazi Senesi.
Non mi sono spiegata?
Vado a Siena e lo faccio partecipando al mio primo blog tour (oddio, l'ho detto, m'è venuto tutto d'un fiato... si, ce l'ho fatta!). Si chiama #unterzociascuno (sarà mica perché le blogger sono 3?)



Posso dirla tutta?
Fino a poco tempo fa mica lo sapevo cosa fossero i blog tour.
Posso dirla ancora meglio?
Anche ora, non ho le idee molto chiare ma sono state così carine le persone che hanno pensato alla sconclusionatissima me per questa avventura che, come dire, sono felice, mi sento lusingata, certo che partecipo con piacere (che poi, quando son lì, qualcosa da questa testolina fumante uscirà, spero).
Però c'è un però e guarda caso si casca sempre lì, sul fattore P (lo so, oggi m'è presa con le iniziali: sarà un vaneggiamento pre tour). Il fattore P, per dirla in Parole Povere (ahhahaha, lo vedi? ancora con 'ste iniziali oggi) è la PERSONA, anche se, in questo caso, sono quattro.
La prima, in ordine di apparizione, è Silvia Ceriegi che ho avuto il piacere di incontrare all'Hotel Cernia, dove lavoro, in occasione di elba4kids. Hem, anche qui una precisazione: non è che io sia stata magnificamente al top della forma quel giorno, eppure, non so spiegarlo, qualcosa è "passato" e Silvia è stata in grado di leggere e di interpretare il disegno (che io in realtà chiamo visione) che regge il mio progetto di accoglienza al Cernia al punto che è stata la prima a intervistarmi dopo il "putiferio" di Tripadvisor (che per la verità ci ha fruttato uno strepitoso premio in comunicazione social a livello nazionale).



Ebbene proprio Silvia mi ha scritto alcune settimane fa chiedendomi se ero disponibile a partecipare al blogtour che mi porterà a conoscere finalmente Borgo  Grondaie  la cui accoglienza è a cura  (e qui arriviamo alla seconda P) della mia twitter-amica Amina Sabatini, con la quale ho avuto modo di cinguettare e di confrontarmi su molti temi che abbiamo in comune. Non è fare BINGO, questo? Se poi ci aggiungete che nell'avventura sarò insieme alla super blogger esperta in social media marketing  Elena Farinelli e alla  iper wedding planner Simona Cappitelli, conosciute il settembre scorso proprio all'Hotel Cernia, perché desiderose di conoscere "l'albergo più emotivo dell'Isola d'Elba", ecco che tutto torna e si capisce il perché del mio entusiasmo. Beh, con tutti 'sti "super", avrete anche capito che sarò l'outsider, quella che ci mette la faccia e l'emozione propria ma che non ha scuola... solo sentire. Mi affiderò alle mie sensazioni infatti e saranno loro a guidarmi attraverso un percorso (tutto emotivo) tra i dedali dell'affascinante città toscana. Perché si, ok, di Siena si è letto molto e sentito sempre parlare ma io sono convinta che abbia anche un gran bel cuore che proverò ad ascoltare. Come? Ve lo dico il 2 e il 3 Marzo: seguitemi!

venerdì 25 gennaio 2013

IsolAmare chi è?

Appena nata, la nuova comunità isolana  su facebook, ha attratto curiosità di ogni genere e soprattutto ha ricevuto un abbondante flusso di messaggi, poesie, immagini che gli isolamanti hanno sentito il desiderio di condividere.

Segno inequivocabile che la comunità esiste al di fuori del social network e che pullula di creatività e bell'umanità che si raccoglie sotto un unico, grande, stimolante tetto: l'Isola d'Elba, musa ispiratrice di una grande varietà di espressioni artistiche.
A suggerirmi l'idea di questa comunità, il mio malcelato desiderio di raccontare l'isola a più voci, attraverso lo sguardo dei tanti che, come me, la amano e a lei si ispirano nel dare voce e corpo alla propria creatività.
Io credo ai posti del cuore, a quei luoghi cioè che per la loro straordinaria commistione di bella umanità, suggestioni naturalistiche e buone energie, sono capaci di regalare a chi li incontri un senso di benessere che perdura nel tempo, a dispetto della distanza fisica.
L'Isola d'Elba è, secondo me, uno di questi luoghi e a suggerirmi che non sono la sola a sentirmene visceralmente attratta, il felice pullulare di espressioni artistiche che mi piacerebbe fossero il filo rosso del racconto di un territorio che in prima battuta è vissuto e amato da chi lo propone ai possibili fruitori. Quello che mi piacerebbe esprimere attraverso la neonata comunità, è che l'Elba prima ancora di essere una destinazione turistica di indubbio fascino, è un luogo che attrae umanità varia unita da un comune sentire per l'isola e che difficilmente si esprime attraverso i "canali turistici", perché parla la lingua semplice di un quotidiano vissuto a riparo dal clamore cittadino, tra baie tranquille e risacca di mare, in mezzo a ginestre in fiore e ripidi sentieri scavati del granito, o ancora tra vecchie miniere e laghi di acqua sulfurea. L'Elba è in primo luogo varietà, un coacervo unico di storie, tradizioni, microclimi, endemismi, veri e propri luoghi di culto geologico che negli anni le varie guide turistiche hanno raccontato in modo più o meno esaustivo ma pure sempre distante da quello che è il cuore pulsante dell'isola: la passione dei suoi abitanti. 
Ecco che mentre inizio a dare forma a quest'idea, mi sorprendono gli struggenti versi di Alessandra Palombo che racconta il suo Iomare mentre Cristina Spinetti ci offre il suo sguardo sull'Elba e ho la conferma di quanto generoso e desideroso di esprimersi sia il contesto elbano.
Vi invito quindi a partecipare a questa Social dichiarazione d'Amore per un'isola che sento più il bisogno di raccontare attraverso gli occhi e il cuore delle persone che la vivono e che non sempre si sono riconosciute nei modi in cui è stata presentata.
Grazie fin da ora per i messaggi di stima e di solidarietà che copiosi mi stanno arrivando: segno che l'Elba ha un gran bel cuore che batte forte.
La donna dell’isola
è donna di ghiaia di riva rappresa,

è donna di mare
rena che sparse il suo sale
sul manto marino

è occhi innocenti arrossati,
sale asperso dal moto di libere onde,

è tempo che entra ed esce dal cosmo,
al variare del vento,

è amore sulla rena
della piccola spiaggia,
sotto cori invocanti la pioggia.

La donna di mare è uno strano animale,
oltre il canale allunga il suo sguardo
e poi si ritrae

oltre l’alone solare, oltre l’ibisco
si stende supina

la donna dell’isola
è la Signora dell’acqua
è isola stessa.

Ella muta e rimane se stessa.
(Alessandra Palombo)



giovedì 24 gennaio 2013

Emozionare è un'arte




Lo ammetto, sono esigente.
Vabè, sono esigente, testarda, insaziabilmente protesa a migliorare e pure rompiscatole (giuro, i ragazzi che lavorano con me condividono e probabilmente potrebbero rincarare la dose).
Eppure questo qua, questo cuoco che lavora da noi, testardo più di me, che non ha mai smesso di credere nel suo progetto creativo, ce l'ha fatta (non a farmi cambiare idea ma ad addolcirla, arricchendola di spunti nuovi). Il cuoco in questione è Michele Nardi e quello che si è inventato è ammirevole perché dimostra una non comune capacità espressiva, per cui ne parlo.
La premessa necessaria al mio racconto, è che Michele è stato da me "scelto" grazie a una inspiegabile intuizione che aveva per protagonisti un pentolino di latte, qualche uovo, manciate di farina, zucchero e, soprattutto, il rosmarino dell'isola. All'epoca seguivo infatti un corso di cucina tenuto proprio dal Nardi che era, non dico noioso, (rischierei di giocarmi la collaborazione del sopracitato cuoco) ma "ordinario" si. Si trattava di un corso di cucina tipica elbana, che riproponeva le ricette locali e che a mio avviso peccava di non sufficiente territorialità. Cosa ne era infatti dello straordinaria varietà di piante selvatiche eduli? Perchè non usarle a completamento delle preparazioni? Ero certa che "i vecchi", alle cui ricette era ispirato il corso, ne facessero largo uso: per cui, perché non inserirle? Il mio amore per le erbe selvatiche meriterebbe un post, nel senso che è di lunga data e che molti sono gli elementi che lo compongono ma vi basti sapere che, per la testardaggine di cui sopra, continuavo a portare al corso di cucina erbe selvatiche che avremmo potuto "casualmente" usare. Non so dirvi a tutt'oggi se vinse la stanchezza o la voglia di sperimentare, tant'è che un giorno Michele mi disse di aver preparato una crema con il rosmarino selvatico che avevo portato.
Fu luce!
Quella notizia mi spalancò le porte di nuovi mondi, la possibilità di sperimentare, creare, proporre la meravigliosa ricchezza della nostra isola nei piatti che andavamo proponendo in albergo.... fu così che lo "ingaggiammo".
Da quel tempo son passati anni, molti piatti, tante cene, infinite occasioni di confronto e conoscenza reciproca e fu chiaro fin da subito, in realtà, che Michele fosse un cuoco atipico (no, non siate ironici: mica perché ha il coraggio di lavorare da noi a un progetto assai fantasioso come la "cucina emotiva") ma perché coltivava una gran varietà di interessi e una singolare poliedricità creativa. In soldoni: ha una manualità invidiabile e la capacità di trasferire la sua individualità e le sue emozioni in quanto crea (piatti inclusi, per cui vi aspetto a cena da noi) . Tra i suoi vari interessi, spicca quello per la pittura che ultimamente ha incontrato anche la scultura dell'ulivo.
Personalmente ho sempre avuto un approccio molto critico alle sue opere ma quello che davvero mi commuove guardandole è, da un lato, l'amore per quest'isola, dall'altro, la straordinaria capacità di vedere, intuire, leggere tra i nodi del legno o le pieghe di un'onda, un'infinità di storie, situazioni, racconti, mondi paralleli che di fatto, fanno del Nardi un cantastorie immaginifico. Credo che ognuno di noi abbia un dono e che riconoscerlo, valorizzarlo, amarlo, sia un impegno lungo una vita, per cui ogni qual volta io intuisca o riconosca negli altri lo sforzo di ricerca, provo un grande rispetto per questo impegno e, da buona ciarliera, amo condividere questo sentire.
Non sono qui a disquisire di tecnica espressiva né di gusto (che peraltro è personale) ma di passione e di amore per un territorio al quale scopro, solo ultimamente, di essere legata in modo viscerale anche io, quasi come che l'isola si trasformasse nottetempo in una spietata e ammaliante Circe che lega a sè i naufraghi che, come me, vi sono approdati.
Spesso mi sono interrogata sul concetto di arte e solo ora inizio a capire che alla fine si tratta di una definizione, un modo per recintare uno spazio nel quale includere alcuni ed escludere altri. Io però, che amo mantenere uno sguardo olistico sulla realtà, ho capito che preferisco stare alla larga da queste definizioni che tagliano, escludono, separano, per dedicarmi a concetti più "rotondi" come emozione, dedizione, immaginazione, creatività che, in effetti, ritrovo in questi lavori.
Ho avuto occasione di scriverlo a più riprese qui e altrove: per me la differenza la fanno sempre le persone, lo straordinario bagaglio di storie che portano con sé, quasi fosse uno scrigno prezioso, e quindi benedico ogni occasione di condivisione dello stesso. Curiosi di vedere  lo scrigno di Michele? Cliccate qua e buon viaggio :)


martedì 15 gennaio 2013

Ci vuol tempo e spazio e molta leggerezza per amare i social network


Oggi pensavo che ci vuol tempo e spazio, per sentire, per capire, per lasciare andare ma lasciare anche entrare. Insomma, ci vuole una buona dose di leggerezza e una disposizione d'animo aperta, curiosa, per amare i social network e continuare a guardare alla propria quotidianità con occhi sempre nuovi e in questo, lo ammetto, l'isola d'Elba aiuta.
Complice la bellissima giornata, ho deciso di percorrere un sentiero che da tempo avrei voluto fare e ho scoperto angoli di raro fascino e quiete, insenature selvagge, tratti di costa dai colori cangianti e sempre tanto mare cristallino sotto a un girotondo di gabbiani curiosi.
Per me però la bellezza diventa tale e piena solo quando riesco a condividerla, a gioirne insieme alle persone vicine, a trasmettere loro quella vibrazione (l'emozione, appunto) che avverto davanti a un panorama, a un profumo, a un colore che invade rapidamente i miei occhi.


Ecco perchè amo i social network ed ecco come mi piace usarli: per "dividere" con altri una passeggiata, un sentiero, un panino in riva al mare, il profumo del sottobosco umido, tutta la fortuna che sento in cuor mio di avere a vivere in un posto baciato dalla bellezza di una Natura generosa, selvaggia e rigogliosa. Strano a dirsi, ma mentre cammino, mentre trattengo il fiato davanti a una scogliera, la mia emozione si fa ancora più intensa al pensiero che quello scorcio, quel colore di roccia, quello sbattere delle onde in quanlche modo arriveranno nelle case delle persone che viaggiano (non ditemi virtualmente, vi prego, ché il sentire è tutt'altro che virtuale e che diamine!) con me.


Questo è il facebook che vorrei. Un diario di bordo da sfogliare con gli amici, piuttosto che una vetrina di link e di tag che non mi appartengono. Uno spazio intimo, sebbene pubblico (perché l'intimità non è legata ai numeri, bensì al sentire) nel quale riversare bellezza, emozione, indignazione, riflessioni, giorni si, giorni no, momenti ni, leggerezza e qualche nuvola di passaggio.
Non vogliatemene se inarco il sopracciglio di fronte ad inviti che non hanno alcun legame con me, o a link che vedo pubblicare sulla mia timeline senza che sia io a sceglierli... perchè questo modo di comunicare non mi appartiene. Credo che ognuno abbia diritto a comunicarsi come meglio crede e so che chiedere che si commenti un post o che si pubblicizzi con amici una pagina, è una pratica legittima e forse diffusa, ma non è la mia. Io penso che la vera rivoluzione culturale che i social hanno portato, sia proprio la potenziale autenticità dei messaggi che si sceglie di condividere, frutto di soggettive emozioni che, in quanto tali, diventano potenti ambasciatrici di modi di essere e di stare al mondo, e difendo, con tutta me stessa, questo aspetto genuino. Quando condivido un pensiero, un'emozione o un racconto, sento gioia nel farlo e non credo che questa sia legata al numero di like che riceve. Credo cioè che il mio piacere sia un mio bene inalienabile, e che il percepire che è condiviso può rafforzarlo, darmi gioia, ma non può sostituirsi al motivo principale per cui comunico. Ogni post rappresenta per me un messaggio nella bottiglia, che lascio libero di viaggiare nella rete senza troppo pensare: mi abbandono al piacere di sentire e di poter condividere e con ciò conquisto un meraviglioso senso di leggerezza. Proprio vero: l'essenziale è invisibile agli occhi...


venerdì 28 dicembre 2012

Per due cose impara a non agitarti

Oggi ho capito che ci sono posti che fanno bene al cuore.
Posti che, quando ne varchi la soglia, sei pervaso da una forte energia positiva, quasi tu fossi appena uscito da una seduta di yoga, posti che ti rimettono a posto, che ti fanno guardare al mondo nella giusta prospettiva, che quando ci sei, ci sei sempre stata e il prima e il dopo non hanno senso di esistere.
Uno di questi, per me, è a Pistoia e si chiama Arcanami.


Ogni volta che ci vado, e sono anni che lo frequento, mi incanto, mi emoziono, torno a casa inebriata.
Uno dei cartelli all'entrata di questo piccolo spazio affettuoso, recita "entrate liberi, uscite contenti" (quale migliore augurio per una raminga come me) e fa intuire la filosofia di vita con cui Consuelo, la padrona di casa, gestisce la sua laboratozeria. 


Al suo interno, una collezione variopinta di opere prevalentemente ceramiche, libri, lanterne, bottoni magici, tuffatori, gufi, gomitoli di lana in barattolo (per quando si perde il filo) e un grande albero ad accogliere ogni mese un artista diverso tra le sue fronde chiare. 






Fanno da cornice a questo spazio incantato i quadri di Consuelo: tele di varie forme e dimensioni sulle quali restano intrappolati i suoi segni - a testimoniare una continua ricerca proiettata all'essenza delle cose - tant'è che l'individuo (spesso e non a caso solo) si riduce a un segno verticale su un'orizzonte, prevalentemente orizzontale. Spesso il suo "uno" si trasforma in sognante trapezista che vive sospeso tra due mondi, oppure in pavido esploratore (di sé,  ça va sans dire)  che tenta improbabili conquiste di fortezze inespugnabili con strettissime e lunghissime scale, munito, oltre che del suo coraggio, di un lunghissimo filo al quale tiene legata  a mò di palloncino, la luna, o una chiave (di volta, direi, conoscendo l'autrice) per alleviare un percorso  che mescola il reale all'onirico con singolare dolcezza. 


Il segno di Consuelo si fonde a parole, citazioni, frasi, morsi di lettura che le sono piaciuti e tra i quali, proprio oggi, ho scoperto che sì, la mia anima gemella esiste e si chiama Astolfo :).
Si, lo so, il nome è tutto un programma ma come non innamorarsene!


La casa di Consuelo fa bene al cuore, dicevo,  perchè è calda e ospitale, profuma di affetto e gesti felici, colleziona morsi di bellezza, pennellate di poetico vivere, non risparmia momenti di riflessione a chi, sentitosi libero di entrare, ne respira la ricerca dell'essenza che è tutt'altro che semplice perché richiede un costante ascolto, una coraggiosa ricerca mai paga di sé attraverso le pieghe più nascoste del nostro sentire, perchè solo chi ha amato le stelle troppo profondamente, riesce a non avere paura del buio (chi lo disse? quel geniaccio di Galileo, mi pare, e lui di stelle se ne intendeva!).
Andare da Arcanami, per me significa spogliarmi dei crucci e dei piccoli incidenti di percorso e tronare all'essenza, liberarmi del superfluo, fare spazio dentro di me, cercare il momento di quiete che restituisce ordine e giusto peso alle cose e soprattutto significa abbracciare un'amica, una sorella, una compagna di viaggio con cui ho condiviso molti momenti, molti silenzi, molte paure e molti progetti e che con sorprendente sincronicità negli accadimenti vicendevoli, ritrovo spesso vicina di percorso nonostante in apparenza le nostre vie siano molto distanti geograficamente e non solo.
Quando vado da Consuelo, non manco di ricordare che:




Se aveste voglia di conoscerla, la trovate a Pistoia in Via Cellesi, proprio dietro al delizioso mercato in Piazza della Sala ma non ditele che vi mando io: potrebbe sgranare gli occhi, aprirsi in un larghissimo sorriso e sbrillucciacare tutta!