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lunedì 3 dicembre 2012

Il #BTO che vorrei

Leggo con interesse le prime testimonianze di chi, come me, BTO lo ha vissuto in prima persona.
I pareri sono vari, come è giusto e auspicabile che sia e da questa ricchezza traggo spunti, motivi di riflessione e stimoli ulteriori.
In effetti, un evento di così ampio respiro, è impossibile che lasci indifferenti e che non accenda il desiderio di parlarne, confrontandosi con altri.
Nonostante il mio sia un bilancio più che positivo, trovo sensate molte delle critiche che sono state rivolte all'organizzazione (certamente ho notato anche io la fastidiosa mancanza di semplici ciabatte messe a disposizione dei visitatori, notoriamente "affamati di energia" per ricare i proprio dispositivi, così come mi sono meravigliata della mancanza di rete per le prime ore della mattinata). Il primo commento a caldo che mi si affaccia sui polpastrelli delle dita in proposito, è che spesso sono le piccole cose a sfuggire di mano quando si organizzano grandi cose e per questo trovo utile che i partecipanti mantengano uno sguardo critico, aperto a suggerimenti e proposte di miglioramento. In poche parole, mi meravigliano poco questi problemi, direi che rientrano nell'umano e non mi impediscono di leggere tra le righe il contenuto che ci stiamo scambiando mettendoci in rete, appunto. Certamente è importante dare segnali di ascolto a queste problematiche, ponendo le basi per una loro risoluzione futura, ma del resto, non sono invitati anche per questo un quasi centinaio di blogger?
Quello che invece mi sorprende e un pò mi infastidisce, è il famoso eccesso opposto. Da alcuni commenti, infatti, ho potuto evincere un atteggiamento del tipo "nessuno ha il coraggio di criticare, solo noi lo abbiamo" che ritengo sia sbagliato e "sordo" (attenzione: proprio qui che si parla di social, l'ascolto va mantenuto in alta considerazione).
In effetti io ho rispetto di tutte le posizioni e comprendo le ragioni di critica che alcuni hanno espresso e non capisco perché, al contrario, chi si fa portavoce di un disagio che personalmente ha vissuto, debba assurgersi al ruolo della Giovanna d'Arco di turno. Non sarebbe più semplice prendere in considerazione tutte le preziose voci che vanno levandosi nel post BTO e cercare di riunirle in una appetitosa ricetta condivisa per la prossima edizione? Imparare dalle critiche, rafforzandosi con il sostegno dei soddisfatti, per cercare una strategia comune, un vero mettersi in rete per costruire una consapevolezza social che sta alla base di manifestazioni importanti come la due giorni fiorentina.
Ecco, il #bto che vorrei, dovrebbe insegnarmi a fare questo, a guardare alla pluralità delle espressioni con atteggiamento aperto e dialogico, senza incorrere nella tentazione di pensare che il mio pensiero sia più importante del nostro. In pratica, caro BTO, aiutami a capovolgere una lettera: fai del ME uno strepitoso WE e sarò tua per sempre :)

domenica 2 dicembre 2012

#MYBTO: si può fare!


Non so se è stato il primo o il secondo giorno di BTO che, incontrando un ragazzo e iniziando a parlarci, questo mi ha detto che il bello della due giorni social fiorentina, è che si respira un'aria diversa, intrisa di ottimismo e di belle speranze... niente a che fare con il "mondo là fuori".
Sulle prime non ho risposto.
Capivo che qualcosa risuonava ma qualcos'altro non mi tornava.
Ho impiegato due giorni, una premiazione e uno speech per fare chiarezza dentro di me.
In effetti ho compreso che la magia di BTO, non è tanto quella di immergersi in un contesto di ottimismo e belle speranze, in contrapposizione con il "mondo reale". BTO è un'esperienza incredibilmente rigenerante (e che, vi garantisco, crea dipendenza) perché è li a ricordarti ogni istante che "si può fare".
BTO, ti ricorda in ogni istante che la passione e la dedizione fanno sempre la differenza, che basta spostare il fuoco dell'attenzione, cambiare anche un paio di piccole abitudini, riuscire a capire che l'utilizzo dei social non è avulso dalle nostre normali pratiche lavorative e che pertanto presidiarli non solo non è una perdita di tempo ma il nostro migliore investimento in termini di "ROI", a patto che si cominci a capire che quell'investimento è di natura UMANA e che pertanto, anzichè continuare a parlare di STRATEGIA MARKETING, sarebbe più utile inziare a soffermarsi sulla sua filosofia, su quel modo di ESSERE social che fa la differenza e che ne sottende un utilizzo virtuoso e potenzialmente virale.
Se, come  credo, social ci SEI e non ci FAI, BTO rappresenta senza dubbio un importante "calderone di informazioni", un incrocio di vissuti ed esperienze, accomunati dall'imprescindible valore della autenticità e della genuinità.
In un mondo che talvolta sembra andare implastifichendosi sempre di più, lavorare in un contesto che valorizza un modo di essere social, significa inziare  a percorrere la strada di un nuovo umanesimo delle coscienze, inziare a capire che il vero valore aggiunto siamo NOI e che insieme (non a caso ci si mette in rete in queste occasioni, ci avete mai pensato?) possiamo contribuire alla costruzione di una nuova consapevolezza; quella che non solo comprende che SI PUO' FARE ma anche che noi siamo la migliore "strategia marketing" che si possa sperare di adottare per la nostra azienda perchè la differenza la fanno davvero le persone. Non so quando e grazie a chi, abbiamo smesso di credere in noi stessi, abbiamo iniziato a presupporre che fossimo numeri e/o codici a barre da impiegare in una lunghissima e anonima catena di montaggio ma so che adesso i tempi per una nuova consapevolezza dell'etica lavorativa e non solo, sono maturi. A conferma di ciò, ho twit e post, messaggi privati e abbracci, strette di mano e biglietti da visita, richieste di consulenza e inviti in meravigliose realtà italiane gestite da chi, con passione e dedizione, cerca di metterci cuore e passione in quello che fa e non ce la fa ad arrendersi all'imperante modello globalizzante e impersonale che ci vuole schiavi della paura della "crisi". Queste persone, come me, chiedono occasioni -  ce ne vorrebbero cento di BTO in un anno! -  per riaccendere la fiamma della speranza e tornare a credere che SI PUO' FARE. Non voglio farmi fregare dalla tentazione di un retorico giro di ringraziamenti, mi rifugio lesta in un grande abbraccio che sono certa arriverà a destinazione.