Ammaliamoci di socialitudine!
Dico sul serio: non costa nulla e fa bene al cuore.
Chi mi conosce un pò lo sa: sono settimane strane per me sul versante "social", perché vivo un piccolo conflitto interiore (niente di cronico, per carità, ne uscirò viva anche a 'sto giro).
E' che, da buon sagittario scalpitante, amo molto il senso di profonda libertà che strumenti espressivi come twitter, instagram e facebook, per esempio, mi danno. Penso una cosa? la twitto. Leggo qualcosa che mi colpisce? Lo commento e lo condivido su facebook perché magari può interessare anche ai miei amici. Sto vivendo l'ennesimo momento di beatitudine a spasso per l'Elba? Quella bellezza per me è reale se condivisa, esattamente come la felicità, perciò penso ai miei amici di instagram e la fotografo.
Fin qui, le rose ma le spine? Le spine sono gli utilizzi altri che vengono fatti e che, mi rendo perfettamente conto, hanno sicuramente la loro ragion d'essere perché fortunatamante non siamo tutti uguali ma confesso che sono lontani anni luce dai miei.
Sarò spudoratamente diretta, ignobilmente sincera, sottilmente irritante ma voglio dire quello che sento e farlo in totale buona fede perché in realtà conosco molte persone squisite che usano i social diversamente da me e che non per questo non stimo ma non voglio che il mio affetto per loro condizioni la mia "social libertà".
In poche parole, non amo quando mi sento taggata "fuori luogo" (ma di questo ho già parlato diffusamente qui) e soprattutto quando mi si chiede ripetutamente di commentare un post. Suggerimenti di lettura? Volentieri. Condivisione di pensieri? Avanti tutta ma sempre #senzaimpegno (da questo punto di vista concordo pienamente con Paolo) e soprattutto, scelgo io il canale di espressione: che sia un twit, una risposta diretta sul post o all'interno del blog. So anche io che rispondere all'interno del blog, permetterebbe al commento di essere goduto anche in futuro da altri lettori ma se l'istinto e il sentire del momento mi ha suggerito una risposta diretta sul post di facebook, questo è: infondo è nei patti taciti, considerato che sui social ci esprimiamo liberamente per come sentiamo, quindi non cerchiamo di indirizzare il sentire altrui, rischia di essere controproducente!
Sarà infatti il mio sentire a suggerirmi la risposta, se ne avrò una da dare e la genuinità di quanto verrà esposto nei vari post, ne determinerà il loro potenziale interesse per altre persone.
In altre parole, siamo sempre lì, credo non ci si fidi abbastanza di noi stessi, per cui usiamo i social per esprimere quello che sentiamo ma l'attimo successivo stiamo chiedendo conferme ai nostri contatti. E' come se non avessimo sufficiente confidenza con il nostro sentire, mi spiego?
La precisazione, badate bene, la sento importante proprio perché molti dei miei contatti social sono persone che stimo e alle quali voglio bene e alle quali credo di dimostrare il mio rispetto attraverso la chiarezza dei miei intenti. Personalmente non vorrei che l'affetto che le persone provano per me, le condizionasse nel loro modo di stare sui social e lo stesso penso che facciano i miei affetti con me.
Per cui, perdonatemi se sui social sono più burbera e intransigente di quanto non vi aspettereste ma è il mio modo di onorare questo spazio, di festeggiarne le potenzialità espressive e di condividere con tutti voi il mio vero, autentico, sentire.
C'è una sola via, credetemi: che è quella dell'ascolto di sé e del rimanere fedeli alla propria natura, qualunque essa sia, perché i social non fanno che amplificare le nostre caratteristiche (non hanno proprietà magiche, per dirla tutta) per cui quanto più sinceramente in pace con voi stessi e convinti della buona fede che anima i vostri messaggi siete, quanto più questi non faticheranno a passare. In ultimo, a dirla tutta, io credo che i social siano un ottimo esercizio di autoanalisi, persino quando ci espongono al "rischio" di non essere interessanti come credevamo: anche in questa accezione possono svolgere un importante ruolo per noi (il famoso specchio che ci mette davanti alla realtà da un punto di vista diverso) ma anche per questo è importante che rimangano un canale meravigliosamente spontaneo e genuino. Pensateci ;)
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sabato 2 febbraio 2013
lunedì 3 dicembre 2012
Il #BTO che vorrei
Leggo con interesse le prime testimonianze di chi, come me, BTO lo ha vissuto in prima persona.
I pareri sono vari, come è giusto e auspicabile che sia e da questa ricchezza traggo spunti, motivi di riflessione e stimoli ulteriori.
In effetti, un evento di così ampio respiro, è impossibile che lasci indifferenti e che non accenda il desiderio di parlarne, confrontandosi con altri.
Nonostante il mio sia un bilancio più che positivo, trovo sensate molte delle critiche che sono state rivolte all'organizzazione (certamente ho notato anche io la fastidiosa mancanza di semplici ciabatte messe a disposizione dei visitatori, notoriamente "affamati di energia" per ricare i proprio dispositivi, così come mi sono meravigliata della mancanza di rete per le prime ore della mattinata). Il primo commento a caldo che mi si affaccia sui polpastrelli delle dita in proposito, è che spesso sono le piccole cose a sfuggire di mano quando si organizzano grandi cose e per questo trovo utile che i partecipanti mantengano uno sguardo critico, aperto a suggerimenti e proposte di miglioramento. In poche parole, mi meravigliano poco questi problemi, direi che rientrano nell'umano e non mi impediscono di leggere tra le righe il contenuto che ci stiamo scambiando mettendoci in rete, appunto. Certamente è importante dare segnali di ascolto a queste problematiche, ponendo le basi per una loro risoluzione futura, ma del resto, non sono invitati anche per questo un quasi centinaio di blogger?
Quello che invece mi sorprende e un pò mi infastidisce, è il famoso eccesso opposto. Da alcuni commenti, infatti, ho potuto evincere un atteggiamento del tipo "nessuno ha il coraggio di criticare, solo noi lo abbiamo" che ritengo sia sbagliato e "sordo" (attenzione: proprio qui che si parla di social, l'ascolto va mantenuto in alta considerazione).
In effetti io ho rispetto di tutte le posizioni e comprendo le ragioni di critica che alcuni hanno espresso e non capisco perché, al contrario, chi si fa portavoce di un disagio che personalmente ha vissuto, debba assurgersi al ruolo della Giovanna d'Arco di turno. Non sarebbe più semplice prendere in considerazione tutte le preziose voci che vanno levandosi nel post BTO e cercare di riunirle in una appetitosa ricetta condivisa per la prossima edizione? Imparare dalle critiche, rafforzandosi con il sostegno dei soddisfatti, per cercare una strategia comune, un vero mettersi in rete per costruire una consapevolezza social che sta alla base di manifestazioni importanti come la due giorni fiorentina.
Ecco, il #bto che vorrei, dovrebbe insegnarmi a fare questo, a guardare alla pluralità delle espressioni con atteggiamento aperto e dialogico, senza incorrere nella tentazione di pensare che il mio pensiero sia più importante del nostro. In pratica, caro BTO, aiutami a capovolgere una lettera: fai del ME uno strepitoso WE e sarò tua per sempre :)
I pareri sono vari, come è giusto e auspicabile che sia e da questa ricchezza traggo spunti, motivi di riflessione e stimoli ulteriori.
In effetti, un evento di così ampio respiro, è impossibile che lasci indifferenti e che non accenda il desiderio di parlarne, confrontandosi con altri.
Nonostante il mio sia un bilancio più che positivo, trovo sensate molte delle critiche che sono state rivolte all'organizzazione (certamente ho notato anche io la fastidiosa mancanza di semplici ciabatte messe a disposizione dei visitatori, notoriamente "affamati di energia" per ricare i proprio dispositivi, così come mi sono meravigliata della mancanza di rete per le prime ore della mattinata). Il primo commento a caldo che mi si affaccia sui polpastrelli delle dita in proposito, è che spesso sono le piccole cose a sfuggire di mano quando si organizzano grandi cose e per questo trovo utile che i partecipanti mantengano uno sguardo critico, aperto a suggerimenti e proposte di miglioramento. In poche parole, mi meravigliano poco questi problemi, direi che rientrano nell'umano e non mi impediscono di leggere tra le righe il contenuto che ci stiamo scambiando mettendoci in rete, appunto. Certamente è importante dare segnali di ascolto a queste problematiche, ponendo le basi per una loro risoluzione futura, ma del resto, non sono invitati anche per questo un quasi centinaio di blogger?
Quello che invece mi sorprende e un pò mi infastidisce, è il famoso eccesso opposto. Da alcuni commenti, infatti, ho potuto evincere un atteggiamento del tipo "nessuno ha il coraggio di criticare, solo noi lo abbiamo" che ritengo sia sbagliato e "sordo" (attenzione: proprio qui che si parla di social, l'ascolto va mantenuto in alta considerazione).
In effetti io ho rispetto di tutte le posizioni e comprendo le ragioni di critica che alcuni hanno espresso e non capisco perché, al contrario, chi si fa portavoce di un disagio che personalmente ha vissuto, debba assurgersi al ruolo della Giovanna d'Arco di turno. Non sarebbe più semplice prendere in considerazione tutte le preziose voci che vanno levandosi nel post BTO e cercare di riunirle in una appetitosa ricetta condivisa per la prossima edizione? Imparare dalle critiche, rafforzandosi con il sostegno dei soddisfatti, per cercare una strategia comune, un vero mettersi in rete per costruire una consapevolezza social che sta alla base di manifestazioni importanti come la due giorni fiorentina.
Ecco, il #bto che vorrei, dovrebbe insegnarmi a fare questo, a guardare alla pluralità delle espressioni con atteggiamento aperto e dialogico, senza incorrere nella tentazione di pensare che il mio pensiero sia più importante del nostro. In pratica, caro BTO, aiutami a capovolgere una lettera: fai del ME uno strepitoso WE e sarò tua per sempre :)
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