Se c'è un aspetto del mio lavoro all'Hotel Cernia, che ho vissuto con difficoltà e passione, con mai pago desiderio di crescita nonostante le momentanee frustrazioni, è proprio quello legato al rapporto con i collaboratori.
Avere una "visione di ospitalità", significa in prima battuta condividerla con chi dovrebbe contribuire in modo propositivo e attivo alla sua realizzazione e quindi con tutti i collaboratori che, tanto per cominciare, dovrebbero sentirsi coinvolti e quindi "visti" e apprezzati nelle loro capacità.
Il primo scoglio quindi resta sempre il colloquio: quei maledetti 40 minuti in cui si gioca gran parte della stagione, perchè bisogna essere in grado di intuire la persona che si cela dietro curriculum e parole, le sue attitudini, la capacità di lavorare in gruppo e di credere in un progetto.
Ho spesso letto post e note sconsolate di chi, come me, nel fare selezione del personale, si scontra con una deprimente realtà fatta di giovani affetti da sindrome di Peter Pan, ancora ampiamente mantenuti dai genitori, che interpretano quindi il lavoro come un passatempo più o meno importante, al quale dedicare il minimo sforzo per il massimo profitto, scarsamente dotati di senso di responsabilità e di dedizione al proprio mestiere e non mi sentirei di smentire la sensazione globale.
In effetti, fare selezione prima e direzione del personale poi, è un compito assai difficile perchè si intreccia indissolubilmente con un lavoro di educazione alla cultura del lavoro che le famiglie e la scuola in genere, sempre più spesso demandano o rimandano in modo deprechevole. Il settore alberghiero poi è affetto da una diffusa carenza di scolarizzazione adeguata (spesso i ragazzi giovani vengono a farsi la "stagione" al mare per consentirsi un lungo periodo di vacanze e divertimenti lontano da casa ma senza una reale e specifica preparazione in materia).
A ciò aggiungo che l'Italia soffre di un imperdonabile ritardo culturale che fa si che la maggior parte dei nostri giovani non parli lingue straniere, rendendo difficoltoso se non impossibile il contatto umano con ospiti non italiani.
Con questa premessa, va da sé, fare accoglienza oggi diventa difficile, quasi eroico, perchè ci si trova di fronte a una grande quantità di falle (mi ripeterò ma son tutte di carattere culturale) alle quali è impegnativo, a volte impensabile, porre rimedio. Però c'è un però e si chiama l'elemento umano.
Nella mia esperienza di lavoro al Cernia, nonostante mille difficoltà, sono orgogliosa e felice di poter dire di avere incontrato "persone" capaci di condividere un ideale, un progetto, un modo di stare al mondo prima ancora che a lavoro. Non è mai stato un mistero per nessuno dei ragazzi che hanno lavorato con me, che io desiderassi far loro capire che al Cernia si fa prima di tutto una esperienza umana, fatta di persone, di incontri, di situazioni e che Camilla, che con noi ha lavorato lo scorso anno, ha ben sintetizzato in questo post di saluti.
Mentre qualcuno forse saprà che è proprio a questo straordinario elemento umano, fatto di persone che si sono appassionate al progetto Cernia al punto di "metterci la faccia" quando alcune recensioni su Tripadvisor lo hanno reso necessario, pochissimi sapranno che proprio grazie all'impegno assolutamente volontario dei nostri collaboratori, siamo stati in grado di allestire una zona griglia e forno a legna in giardino di tutto rispetto.
Credo che questo video più di mille parole racconti il senso del "fare" motivando un gruppo di persone, cercando di valorizzarne gli aspetti positivi, armonizzando il più possibili le criticità all'interno del gruppo. In effetti se, come credo, è molto difficile trovare persone professionalmente preparate, dotate di senso di responsabilità e devozione per il proprio lavoro, è altrettanto difficile farlo se nel selezionarle non cerchiamo di trasmettere loro la nostra passione e il nostro amore. In definitiva, non credo che la questione sia facilmente risolvibile con una scrollata di spalle affermando che i ragazzi oggi hanno poca voglia di lavorare perché, mi chiedo, se noi datori di lavoro siamo davvero in grado di stimolarli, di aiutarli a superare i proprio limiti permettendo loro di crescere in un ambiente di lavoro stimolante fornendo loro la possibilità di acquisire una attitutine alla collaborazione che di fatto è indispensabile in ogni lavoro di squadra.
Io non so dirvi se sono riuscita nel mio intento, perché so di essere sempre stata una persona molto esigente (in prima battuta con me stessa) e di avere sempre chiesto moltissimo ai miei ragazzi, senza accontentarmi mai del "semplice" impegno, cercando sempre di guardare all'amore e alla cura con cui, anche nel piccolo, si facevano le cose, ma senza ombra di dubbio so dirvi che da ognuno di essi ho imparato le lezioni più importanti che metto in valigia e che davvero, se c'è una cosa che auguro a tutti loro, è che possano rendere straordianaria la loro vita, cogliendo sempre l'attimo.
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mercoledì 27 febbraio 2013
giovedì 21 febbraio 2013
Cashmerecolcuore su un'isola
Quest'isola è pazzesca. Non finisci di scoprirla e di scovare negli angoli più impensati, persone follemente innamorate di Lei che lavorano con grande dedizione, creano con insaziabile fantasia ed estro, conducono una vita lontana dai riflettori ma intensamente dedicata al "fare con amore". Io credo alla magia dei luoghi. Penso cioè che non è vero che tutti i luoghi sono uguali anche se, a livello macroscopico, le dinamiche sociali si somigliano. Noi siamo come piante: fioriamo e germogliamo più generosamente se collocate in un luogo con terreno fertile e buona esposizione. L'Elba è un terreno straordinario per la coltivazione dei talenti, per il fiorire delle passioni nascoste perché regala ispirazione e struggimento attraverso i suoi paesaggi o l'alternarsi accentuato, quasi violento, delle stagioni e perché è isola. Sono convinta che tutti, almeno una volta nella vita, dovrebbero abitare su un'isola, grande o piccola che sia. Su un'isola il confronto con il senso del limite è un quotidinao esercizio di consapevolezza che si affina attraverso una percezione di solitudine che tutto permea e che non è mancanza ma risorsa. L'isola insegna il valore del tempo che qua diventa liquido, quasi inconsistente: mentre le ore e i giorni sono scanditi dal correre delle nuvole o dal sospiro del vento, è il mare a decidere le nostre sorti e a renderci flessibili, perché quando è in collera chiude i collegamenti con la terra ferma, ci sputa in faccia il senso del limite. In un periodo in cui mi trovo con mia sorpresa a rinsaldare il mio amore per questo luogo a tratti aspro e crudo, nel suo essere vero, colleziono incontri folgoranti.
Marina Sala, la regina di quello che io definisco cashmerecolcuore, in realtà è un'amica da tempo ma solo oggi sono riuscita a entrare nel suo regno.
Entrare nel laboratorio di Marina, è stato un viaggio a ritroso nel tempo, in un'infanzia in cui esistevano ancora i laboratori artigianali, le maglierie, e mercerie piene di rocchetti di filo colorato
Ho sempre apprezzato la sua creatività e il suo indiscusso buongusto, uniti alla scelta di filati di assoluta qualità ma mancava un tassello importante alla conoscenza del suo lavoro che è proprio il "dietro le quinte" del suo mestiere.
Penso infatti che i laboratori abbiano la capacità di parlare la lingua del cuore e della dedizione di chi si esprime "facendo" e che limitarsi a vedere il prodotto finito, nel pur suggestivo punto vendita, non renda giustizia allo sforzo completo.
Concludo con una piccola confessione: Marina non sa con quanta attenzione e gratitudine io osservassi le sue mani affusolate mentre mi parlava. Mi commuove ogni forma di condivisione, ogni occasione che le persone trovano per esprimere il proprio talento, la propria magica unicità e lei lo fa attraverso un uso consapevole ed esperto delle sue mani che, per questo, non ho smesso di ringraziare sottovoce mentre la ascoltavo.
Grazie Marina, che nel nome porti la tua vocazione isolana, grazie perché ci sei, grazie perchè esprimi la tua ricca creatività su questo piccolo scoglio che molti conoscono per il sole e per il mare e che invece scopro ogni giorno di più, essere un vero e proprio scrigno di ricchezze e talenti umani.
mercoledì 20 febbraio 2013
Dai diari del Cernia - il viaggio
Nella premessa dei diari del Cernia, avevo anticipato che avrei inziato il mio racconto dal senso del viaggio.
Sarà un'indagine introspettiva, per quella lente empatica che metto sulle cose e che mi aiuta a districarmi nel dedalo di strade che la vita ci srotola davanti agli occhi.
Non conosco altro metodo per conoscere, se non il sentire, il con-partecipare, il con-dividere, il vivere con-nessi.
Il primo esercizio che ho fatto iniziando la mia avventura all'Hotel Cernia, non è stata quindi quello di pensare a come gestirlo ma a come lo avrei voluto vivere io da ospite, cosa avrei voluto trovare, perché avrei dovuto sceglierlo tra tante belle strutture all'Elba e non solo (perché si sa, ormai i giochi si fanno ampi grazie a internet e la competizione, è il caso di dirlo, si fa mondiale).
Detto ciò, mi sono subito chiesta: perché viaggio? Perché scelgo di spostarmi da una casa confortevole? Cosa cerco?
Bellezza? Sicuramente aiuta, arricchisce l'animo donandogli nuova ispirazione ma del resto io vivo in un posto bello, perciò non basta.
Relax? Ne sono certa: viviamo in un frullatore ma la sfida è imparare a ricavarsi i propri spazi sempre, anche mentre lavoriamo a ritmi serrati e per farlo è utile rinsaldare la nostra capacità di vedere la bellezza nelle piccole cose, di gioire per una gentilezza, il sorriso di uno sconosciuto, una giornata di sole, un caffè con una cara amica, un bagno caldo e profumato, due candele accese e una tazza di tè. Basta poco, spesso, per crearsi le proprie condizioni di relax interiore, anche in giorni frenetici: la pace è dentro di noi, dove altrimenti?
Nuove cose da imparare? Ci puoi giurare: sono una affamata di conoscenza e ogni occasione è buona per scoprire di non sapere mai abbastanza di niente ma, a ben pensarci, incontriamo continuamente opportunità di crescita, a patto si voglia imparare da esse, sarebbe riduttivo viaggiare per cercarle.
Persone? Sembrerà strano ma è proprio questo il punto. Datemi un posto meraviglioso, un albergo fantastico, una cucina raffinata, una settimana di solo sole, mare cristallino, una natura incontaminata o cento città d'arte fenomenali ma se mancano le persone o peggio ancora se con queste non si istaura una relazione, uno scambio, un contatto umano, io scappo a gambe levate.
Dunque, si viaggia per incontrarSi, per riconoscerSi, per fare un pezzo di strada insieme, accendere emozioni, raccontarle, tornare a casa cambiati, arricchiti da una storia umana che parla la lingua dell'esperienza condivisa. Del resto, non ho fatto mai mistero di condividere pienamente la visione del mondo del protagonista di uno dei miei film preferiti...
Personalmente ho sempre trovato utile unire le persone attraverso il "fare". Credo che più che le parole (peraltro spesso limitanti considerato che gli ospiti dell'hotel non sono solo italiani) possa la magia del creare insieme, del condividere un esperienza facendola propria, immettendo un potenziale di energia proprio che, sommato a quello altrui, crea l'unicità di un'emozione condivisa.
Da qui è nato il mio amore per le uscite in kajak e i pic nic condivisi, per i corsi di cucina, per le escursioni nelle quali insegno a riconoscere le erbe selvatiche o le uscite con i pittori che insegnano a disegnare in natura: sono tutte forme di con-partecipazione che hanno lo scopo di rendere ancora più vive e vibranti le emozioni che di per sé un'isola bella come la nostra è in grado di suscitare.
A ben pensarci, le inziative al Cernia, sono sempre state il pretesto per creare relazioni e scambi tra le persone, per lanciare piccoli invisibili ponti e individuare uno spazio nel quale fermarsi e stare, facendo a meno delle normali ritrosie e chiusure tipiche del vivere cittadino, per scoprirsi magicamente più simili nei bisogni come nelle insicurezze e quindi idealmente affratellati in un percorso disseminato di bellezza. Una volta create le occasioni di incontro, il racconto di queste esperienze diventava il filo rosso che accomunava le singole storie delle persone coinvolte in un'unica trama che, partendo dal Cernia o meglio dall'Elba, faceva il giro del mondo attraverso foto, twit, piccoli video ma anche attraverso i sapori in barattolo della nostra cucina emotiva. Un racconto, quindi, fatto di immagini, parole, sapori, odori, capace di coinvolgere tutti i sensi e di rendere l'emozione dell'eperienza persistente nel tempo e capace di creare "contagi virtuosi" in chi ancora non aveva viaggiato.
Si intuisce bene però che un simile disegno, non potrebbe essere portato a termine senza l'attenta e motivata partecipazione di un gruppo di collaboratori perché si sa, una nave senza equipaggio non salpa dal porto, quindi una volta capito che significato ha per me il viaggio, mi sono dovuta occupare di creare la ciurma... ma questa è un'altra storia...
Sarà un'indagine introspettiva, per quella lente empatica che metto sulle cose e che mi aiuta a districarmi nel dedalo di strade che la vita ci srotola davanti agli occhi.
Non conosco altro metodo per conoscere, se non il sentire, il con-partecipare, il con-dividere, il vivere con-nessi.
Il primo esercizio che ho fatto iniziando la mia avventura all'Hotel Cernia, non è stata quindi quello di pensare a come gestirlo ma a come lo avrei voluto vivere io da ospite, cosa avrei voluto trovare, perché avrei dovuto sceglierlo tra tante belle strutture all'Elba e non solo (perché si sa, ormai i giochi si fanno ampi grazie a internet e la competizione, è il caso di dirlo, si fa mondiale).
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| Ho sempre pensato che l'ingresso dell'albergo fosse un luogo sacro, nel quale si inizia a viaggiare |
Detto ciò, mi sono subito chiesta: perché viaggio? Perché scelgo di spostarmi da una casa confortevole? Cosa cerco?
Bellezza? Sicuramente aiuta, arricchisce l'animo donandogli nuova ispirazione ma del resto io vivo in un posto bello, perciò non basta.
Relax? Ne sono certa: viviamo in un frullatore ma la sfida è imparare a ricavarsi i propri spazi sempre, anche mentre lavoriamo a ritmi serrati e per farlo è utile rinsaldare la nostra capacità di vedere la bellezza nelle piccole cose, di gioire per una gentilezza, il sorriso di uno sconosciuto, una giornata di sole, un caffè con una cara amica, un bagno caldo e profumato, due candele accese e una tazza di tè. Basta poco, spesso, per crearsi le proprie condizioni di relax interiore, anche in giorni frenetici: la pace è dentro di noi, dove altrimenti?
Nuove cose da imparare? Ci puoi giurare: sono una affamata di conoscenza e ogni occasione è buona per scoprire di non sapere mai abbastanza di niente ma, a ben pensarci, incontriamo continuamente opportunità di crescita, a patto si voglia imparare da esse, sarebbe riduttivo viaggiare per cercarle.
Persone? Sembrerà strano ma è proprio questo il punto. Datemi un posto meraviglioso, un albergo fantastico, una cucina raffinata, una settimana di solo sole, mare cristallino, una natura incontaminata o cento città d'arte fenomenali ma se mancano le persone o peggio ancora se con queste non si istaura una relazione, uno scambio, un contatto umano, io scappo a gambe levate.
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| Credo nel valore del racconto perché accomuna persone ed esperienze collegandole in un'unica trama |
Dunque, si viaggia per incontrarSi, per riconoscerSi, per fare un pezzo di strada insieme, accendere emozioni, raccontarle, tornare a casa cambiati, arricchiti da una storia umana che parla la lingua dell'esperienza condivisa. Del resto, non ho fatto mai mistero di condividere pienamente la visione del mondo del protagonista di uno dei miei film preferiti...
Personalmente ho sempre trovato utile unire le persone attraverso il "fare". Credo che più che le parole (peraltro spesso limitanti considerato che gli ospiti dell'hotel non sono solo italiani) possa la magia del creare insieme, del condividere un esperienza facendola propria, immettendo un potenziale di energia proprio che, sommato a quello altrui, crea l'unicità di un'emozione condivisa.
Da qui è nato il mio amore per le uscite in kajak e i pic nic condivisi, per i corsi di cucina, per le escursioni nelle quali insegno a riconoscere le erbe selvatiche o le uscite con i pittori che insegnano a disegnare in natura: sono tutte forme di con-partecipazione che hanno lo scopo di rendere ancora più vive e vibranti le emozioni che di per sé un'isola bella come la nostra è in grado di suscitare.
A ben pensarci, le inziative al Cernia, sono sempre state il pretesto per creare relazioni e scambi tra le persone, per lanciare piccoli invisibili ponti e individuare uno spazio nel quale fermarsi e stare, facendo a meno delle normali ritrosie e chiusure tipiche del vivere cittadino, per scoprirsi magicamente più simili nei bisogni come nelle insicurezze e quindi idealmente affratellati in un percorso disseminato di bellezza. Una volta create le occasioni di incontro, il racconto di queste esperienze diventava il filo rosso che accomunava le singole storie delle persone coinvolte in un'unica trama che, partendo dal Cernia o meglio dall'Elba, faceva il giro del mondo attraverso foto, twit, piccoli video ma anche attraverso i sapori in barattolo della nostra cucina emotiva. Un racconto, quindi, fatto di immagini, parole, sapori, odori, capace di coinvolgere tutti i sensi e di rendere l'emozione dell'eperienza persistente nel tempo e capace di creare "contagi virtuosi" in chi ancora non aveva viaggiato.
Si intuisce bene però che un simile disegno, non potrebbe essere portato a termine senza l'attenta e motivata partecipazione di un gruppo di collaboratori perché si sa, una nave senza equipaggio non salpa dal porto, quindi una volta capito che significato ha per me il viaggio, mi sono dovuta occupare di creare la ciurma... ma questa è un'altra storia...
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venerdì 1 febbraio 2013
#unterzociascuno: non fa male a nessuno!
Mollo gli ormeggi!
Si, davvero, mi lancio in nuove avventure.
Scalpito Smaniosa e, Sentitamente Stropicciata, Sogno Soavemente Sospirati Spazi Senesi.
Non mi sono spiegata?
Vado a Siena e lo faccio partecipando al mio primo blog tour (oddio, l'ho detto, m'è venuto tutto d'un fiato... si, ce l'ho fatta!). Si chiama #unterzociascuno (sarà mica perché le blogger sono 3?)
Posso dirla tutta?
Fino a poco tempo fa mica lo sapevo cosa fossero i blog tour.
Posso dirla ancora meglio?
Anche ora, non ho le idee molto chiare ma sono state così carine le persone che hanno pensato alla sconclusionatissima me per questa avventura che, come dire, sono felice, mi sento lusingata, certo che partecipo con piacere (che poi, quando son lì, qualcosa da questa testolina fumante uscirà, spero).
Però c'è un però e guarda caso si casca sempre lì, sul fattore P (lo so, oggi m'è presa con le iniziali: sarà un vaneggiamento pre tour). Il fattore P, per dirla in Parole Povere (ahhahaha, lo vedi? ancora con 'ste iniziali oggi) è la PERSONA, anche se, in questo caso, sono quattro.
La prima, in ordine di apparizione, è Silvia Ceriegi che ho avuto il piacere di incontrare all'Hotel Cernia, dove lavoro, in occasione di elba4kids. Hem, anche qui una precisazione: non è che io sia stata magnificamente al top della forma quel giorno, eppure, non so spiegarlo, qualcosa è "passato" e Silvia è stata in grado di leggere e di interpretare il disegno (che io in realtà chiamo visione) che regge il mio progetto di accoglienza al Cernia al punto che è stata la prima a intervistarmi dopo il "putiferio" di Tripadvisor (che per la verità ci ha fruttato uno strepitoso premio in comunicazione social a livello nazionale).
Ebbene proprio Silvia mi ha scritto alcune settimane fa chiedendomi se ero disponibile a partecipare al blogtour che mi porterà a conoscere finalmente Borgo Grondaie la cui accoglienza è a cura (e qui arriviamo alla seconda P) della mia twitter-amica Amina Sabatini, con la quale ho avuto modo di cinguettare e di confrontarmi su molti temi che abbiamo in comune. Non è fare BINGO, questo? Se poi ci aggiungete che nell'avventura sarò insieme alla super blogger esperta in social media marketing Elena Farinelli e alla iper wedding planner Simona Cappitelli, conosciute il settembre scorso proprio all'Hotel Cernia, perché desiderose di conoscere "l'albergo più emotivo dell'Isola d'Elba", ecco che tutto torna e si capisce il perché del mio entusiasmo. Beh, con tutti 'sti "super", avrete anche capito che sarò l'outsider, quella che ci mette la faccia e l'emozione propria ma che non ha scuola... solo sentire. Mi affiderò alle mie sensazioni infatti e saranno loro a guidarmi attraverso un percorso (tutto emotivo) tra i dedali dell'affascinante città toscana. Perché si, ok, di Siena si è letto molto e sentito sempre parlare ma io sono convinta che abbia anche un gran bel cuore che proverò ad ascoltare. Come? Ve lo dico il 2 e il 3 Marzo: seguitemi!
Si, davvero, mi lancio in nuove avventure.
Scalpito Smaniosa e, Sentitamente Stropicciata, Sogno Soavemente Sospirati Spazi Senesi.
Non mi sono spiegata?
Vado a Siena e lo faccio partecipando al mio primo blog tour (oddio, l'ho detto, m'è venuto tutto d'un fiato... si, ce l'ho fatta!). Si chiama #unterzociascuno (sarà mica perché le blogger sono 3?)
Posso dirla tutta?
Fino a poco tempo fa mica lo sapevo cosa fossero i blog tour.
Posso dirla ancora meglio?
Anche ora, non ho le idee molto chiare ma sono state così carine le persone che hanno pensato alla sconclusionatissima me per questa avventura che, come dire, sono felice, mi sento lusingata, certo che partecipo con piacere (che poi, quando son lì, qualcosa da questa testolina fumante uscirà, spero).
Però c'è un però e guarda caso si casca sempre lì, sul fattore P (lo so, oggi m'è presa con le iniziali: sarà un vaneggiamento pre tour). Il fattore P, per dirla in Parole Povere (ahhahaha, lo vedi? ancora con 'ste iniziali oggi) è la PERSONA, anche se, in questo caso, sono quattro.
La prima, in ordine di apparizione, è Silvia Ceriegi che ho avuto il piacere di incontrare all'Hotel Cernia, dove lavoro, in occasione di elba4kids. Hem, anche qui una precisazione: non è che io sia stata magnificamente al top della forma quel giorno, eppure, non so spiegarlo, qualcosa è "passato" e Silvia è stata in grado di leggere e di interpretare il disegno (che io in realtà chiamo visione) che regge il mio progetto di accoglienza al Cernia al punto che è stata la prima a intervistarmi dopo il "putiferio" di Tripadvisor (che per la verità ci ha fruttato uno strepitoso premio in comunicazione social a livello nazionale).
Ebbene proprio Silvia mi ha scritto alcune settimane fa chiedendomi se ero disponibile a partecipare al blogtour che mi porterà a conoscere finalmente Borgo Grondaie la cui accoglienza è a cura (e qui arriviamo alla seconda P) della mia twitter-amica Amina Sabatini, con la quale ho avuto modo di cinguettare e di confrontarmi su molti temi che abbiamo in comune. Non è fare BINGO, questo? Se poi ci aggiungete che nell'avventura sarò insieme alla super blogger esperta in social media marketing Elena Farinelli e alla iper wedding planner Simona Cappitelli, conosciute il settembre scorso proprio all'Hotel Cernia, perché desiderose di conoscere "l'albergo più emotivo dell'Isola d'Elba", ecco che tutto torna e si capisce il perché del mio entusiasmo. Beh, con tutti 'sti "super", avrete anche capito che sarò l'outsider, quella che ci mette la faccia e l'emozione propria ma che non ha scuola... solo sentire. Mi affiderò alle mie sensazioni infatti e saranno loro a guidarmi attraverso un percorso (tutto emotivo) tra i dedali dell'affascinante città toscana. Perché si, ok, di Siena si è letto molto e sentito sempre parlare ma io sono convinta che abbia anche un gran bel cuore che proverò ad ascoltare. Come? Ve lo dico il 2 e il 3 Marzo: seguitemi!
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lunedì 28 gennaio 2013
L'isolAmare di Francesca Groppelli
E pensare che ieri c'era un bel solicello e io ero lontana e sognavo la mia amata, le sue spiagge selvagge, le rocce assolate, i sentieri boscosi e oggi, che sono tornata sull'isola, è tutto un piovere nebbioso. Non crediate, anche oggi ha il suo perché.
Una tazza fumante di orzo, le candele di rito accese e per me si spalancano le porte del Paradiso e sono pronta per la prima storia di isolAmare.
L'avevo detto, no? Mi piace l'idea che di un posto, al di là del numero delle spiagge, dei campeggi e dei locali serali aperti, si racconti la vita, le passioni, le esperienza di chi la vive, la ama, se ne prende cura, affinché il racconto diventi credibile e soprattutto si colori delle emozioni delle persone (perché, si sa, i luoghi li fanno le persone). Molti conoscono la vocazione minerari dell'isola, tanti associano all'idea dell'Elba quella di Napoleone e parecchi hanno sentito dire che qui si produce un ottimo vino passito (l'ha detto pure Mina, figuriamoci)
ma quanti sanno che quest'isola ha la fortuna di essere profondamente amata da moltissime persone che da lei si lasciano ispirare?
Il racconto di isolAmare inizia con Francesca Groppelli, mia omonima, come me non nativa dell'isola ma assolutamente e inguaribilmente affetta da elbanitudine. Ho scelto di iniziare con Francesca perché è una donna che impegna molte energie e competenze nel cercare di tenere unito il contesto culturale dell'Isola e perché condivido pienamente la sua idea secondo la quale ciò che si riceve in qualche modo lo si restituisce e quest'isola, giuro, trabocca bellezza.
Francesca, solo 4 domande. Per iniziare, raccontaci chi sei
"Mi chiamo Francesca Groppelli, sono un' artista.Dopo gli studi di Pittura in Accademia a Milano, mi sono occupata di arte nella mia città d'origine,
Crema, in provincia di Cremona.
Nel 1983 ho ideato insieme al critico d'arte Paolo Ferrari la rassegna “Opera Aperta”. Hanno
partecipato diversi artisti, poeti, musicisti e un convegno sullo stato dell'arte contemporanea. Da tempo come artista ero “uscita” dallo spazio della tela che usa il pittore. Ne è risultata l'esigenza
di prendere possesso di uno spazio più ampio; di occupare con l'arte muri, piazze, luoghi della città.
All'interno del progetto il mio intervento è stato una installazione, “Agorà, che aveva l'intento tramite una proiezione di immagini di opere in restauro, di riqualificare e valorizzare un “luogo”, il Mercato Austroungarico a Crema. Uno spazio cittadino pubblico, un luogo deputato all'incontro e allo scambio delle merci in completo stato di abbandono. L'obiettivo che mi ero proposta era di sensibilizzare le persone alla salvaguardi ed al restauro dell'opera d'arte, (in quel caso una architettura) e dei beni artistici, dando loro nuovamente vita. Da quell'intervento è partita una riconsiderazione di quel pezzo di città “abbandonata” e ora a distanza di anni quel luogo viene utilizzato per interessanti mostre d'arte".
Da Crema all'Elba, perché?
"Sono arrivata all'Elba 27 anni fa. Ho amato l'isola da subito..... allora insegnavo e questo mi permetteva di passare sull'isola molto tempo. La spiaggia delle “Viste” era il luogo dove trascorrevo le mie giornate, guardando il mare, ma sopratutto lo Scoglietto. Alcuni anni fa, per amore, mi ci sono trasferita. C'è forse una ragione particolare per cui l'isola e l'acqua che la circonda attira a se le persone in ricerca e desiderose di sviluppare al meglio le proprie capacità? Parecchi artisti come me hanno deciso di vivere all'Elba o di soggiornarvi a lungo. Ora penso che anche il magnetismo delle sue rocce attiri a se con grande energia".
L'Elba per TE, puoi descrivercela?
Da sempre penso che quello che una persona riceve debba restituirlo.
Per questo motivo ho fondato l'associazione culturale ArteElba, con l'intento di valorizzare il
territorio e di promuovere l'arte sull'isola.
Nel 2010 ho ideato e curato per il Comune di Portoferraio il Premio “Elba Arte Donna”, per dare
visibilità al lavoro delle artiste presenti sull'isola.
Il Premio che ormai è diventato un appuntamento fisso, si svolge tutti gli anni a Marzo al Centro
Culturale De Laugier. In questi anni tante artiste, tante personalità di donne rivelate attraverso l'arte
che, come rammentano i dizionari, è un sostantivo femminile.
Per approfondire concretamente cosa un artista può dare a una città e a una comunità attraverso una
sinergia con l'organismo pubblico, posso raccontare inoltre il progetto NONSOLOARTE.
Una serie di mostre e incontri culturali che hanno animato le serate domenicali estive che si sono
svolte presso la Sede della Lega Navale Italiana a Portoferraio, in collaborazione con il Comune.
NONSOLOARTE ha portato alla rivalorizzazione culturale, ambientale, artistica, sociale di un
luogo, il Grigolo. Un intervento di Arte Pubblica teso a preservare un “luogo” di vita, dove la gente
può comunicare, giocare, riposare e contemplare! Stare Bene. La scrittura mi obbliga ad interrogarmi sul mio significato di essere artista. L'essere immersa completamente in quello che sto facendo, una vita dedicata a una idea di arte che non è legata al mercato, ma è espansione del proprio essere. Oggi per me l'Elba è motivo d'amore, per la sua cultura e la sua natura.
L'intera isola è disseminata di tracce che ci provengono dal passato. L'Elba è stata frequentata da grandi artisti. Nel 1926 vi ha soggiornato come turista per un periodo di riposo il grande artista svizzero Paul
Klee. Egli visita l'Elba perché ci si può vivere tranquilli, immersi nella natura e nella bellezza.
Un “luogo dell'anima”....
Il viaggio di Klee non fu solo fisico, ma d'esplorazione interiore, tra terra-mare e spirito; una ricerca
che forse non ha uguali nella storia dell'arte moderna.
Ho studiato e amato la poetica di questo artista e l'isola me lo ha fatto rincontrare.
L'isola è quindi anche per me “scelta di vita”, “viaggio di scoperta” verso le origini, verso l'essere."
Per finire, Francesca, mi piace l'idea che isolAmare sia un passaparola di passioni e che ognuno partecipasse attivamente alla costituzione di questo girotondo di umanità e sensibilità unite dal grande amore per l'Elba. Quindi, prima di salutarti e ringraziarti di cuore per la disponibilità, ti chiedo, adesso vorresti che raccontassi l'isolAmare di Chi? E perché?
"Dico Claudia Lanzoni perchè credo che sia una persona con
tanto cuore e che ami l'Elba, da non elbana, quanto me. Quello che sta
facendo per Capoliveri non è solo lavoro."
Ammiro molto l'impegno di Claudia Lanzoni e in tutta onestà (ma non ditelo in giro) sono felice di continuare a raccontare di donne (del resto l'isola è femminile). Sarà un piacere continuare la storia di isolAmore ma una cosa è già evidente: qui il filo rosso è la passione!
giovedì 24 gennaio 2013
Emozionare è un'arte
Lo ammetto, sono esigente.
Vabè, sono esigente, testarda, insaziabilmente protesa a migliorare e pure rompiscatole (giuro, i ragazzi che lavorano con me condividono e probabilmente potrebbero rincarare la dose).
Eppure questo qua, questo cuoco che lavora da noi, testardo più di me, che non ha mai smesso di credere nel suo progetto creativo, ce l'ha fatta (non a farmi cambiare idea ma ad addolcirla, arricchendola di spunti nuovi). Il cuoco in questione è Michele Nardi e quello che si è inventato è ammirevole perché dimostra una non comune capacità espressiva, per cui ne parlo.
La premessa necessaria al mio racconto, è che Michele è stato da me "scelto" grazie a una inspiegabile intuizione che aveva per protagonisti un pentolino di latte, qualche uovo, manciate di farina, zucchero e, soprattutto, il rosmarino dell'isola. All'epoca seguivo infatti un corso di cucina tenuto proprio dal Nardi che era, non dico noioso, (rischierei di giocarmi la collaborazione del sopracitato cuoco) ma "ordinario" si. Si trattava di un corso di cucina tipica elbana, che riproponeva le ricette locali e che a mio avviso peccava di non sufficiente territorialità. Cosa ne era infatti dello straordinaria varietà di piante selvatiche eduli? Perchè non usarle a completamento delle preparazioni? Ero certa che "i vecchi", alle cui ricette era ispirato il corso, ne facessero largo uso: per cui, perché non inserirle? Il mio amore per le erbe selvatiche meriterebbe un post, nel senso che è di lunga data e che molti sono gli elementi che lo compongono ma vi basti sapere che, per la testardaggine di cui sopra, continuavo a portare al corso di cucina erbe selvatiche che avremmo potuto "casualmente" usare. Non so dirvi a tutt'oggi se vinse la stanchezza o la voglia di sperimentare, tant'è che un giorno Michele mi disse di aver preparato una crema con il rosmarino selvatico che avevo portato.
Fu luce!
Quella notizia mi spalancò le porte di nuovi mondi, la possibilità di sperimentare, creare, proporre la meravigliosa ricchezza della nostra isola nei piatti che andavamo proponendo in albergo.... fu così che lo "ingaggiammo".
Da quel tempo son passati anni, molti piatti, tante cene, infinite occasioni di confronto e conoscenza reciproca e fu chiaro fin da subito, in realtà, che Michele fosse un cuoco atipico (no, non siate ironici: mica perché ha il coraggio di lavorare da noi a un progetto assai fantasioso come la "cucina emotiva") ma perché coltivava una gran varietà di interessi e una singolare poliedricità creativa. In soldoni: ha una manualità invidiabile e la capacità di trasferire la sua individualità e le sue emozioni in quanto crea (piatti inclusi, per cui vi aspetto a cena da noi) . Tra i suoi vari interessi, spicca quello per la pittura che ultimamente ha incontrato anche la scultura dell'ulivo.
Personalmente ho sempre avuto un approccio molto critico alle sue opere ma quello che davvero mi commuove guardandole è, da un lato, l'amore per quest'isola, dall'altro, la straordinaria capacità di vedere, intuire, leggere tra i nodi del legno o le pieghe di un'onda, un'infinità di storie, situazioni, racconti, mondi paralleli che di fatto, fanno del Nardi un cantastorie immaginifico. Credo che ognuno di noi abbia un dono e che riconoscerlo, valorizzarlo, amarlo, sia un impegno lungo una vita, per cui ogni qual volta io intuisca o riconosca negli altri lo sforzo di ricerca, provo un grande rispetto per questo impegno e, da buona ciarliera, amo condividere questo sentire.
Non sono qui a disquisire di tecnica espressiva né di gusto (che peraltro è personale) ma di passione e di amore per un territorio al quale scopro, solo ultimamente, di essere legata in modo viscerale anche io, quasi come che l'isola si trasformasse nottetempo in una spietata e ammaliante Circe che lega a sè i naufraghi che, come me, vi sono approdati.
Spesso mi sono interrogata sul concetto di arte e solo ora inizio a capire che alla fine si tratta di una definizione, un modo per recintare uno spazio nel quale includere alcuni ed escludere altri. Io però, che amo mantenere uno sguardo olistico sulla realtà, ho capito che preferisco stare alla larga da queste definizioni che tagliano, escludono, separano, per dedicarmi a concetti più "rotondi" come emozione, dedizione, immaginazione, creatività che, in effetti, ritrovo in questi lavori.
Ho avuto occasione di scriverlo a più riprese qui e altrove: per me la differenza la fanno sempre le persone, lo straordinario bagaglio di storie che portano con sé, quasi fosse uno scrigno prezioso, e quindi benedico ogni occasione di condivisione dello stesso. Curiosi di vedere lo scrigno di Michele? Cliccate qua e buon viaggio :)
giovedì 6 dicembre 2012
Di come (e di quanto) il luoghi li facciano le persone
"È in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo; se li creo esistono; se esistono li vedo. […] La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo".
Pessoa
Si, lo ammetto, il libro dell'inquietudine di Pessoa c'entra con questo post.
O meglio, c'entra la sensazione che alla fine della fiera i luoghi li facciano davvero le persone e che quindi questi siamo una semplice "coincidenza spazio temporale", utile affinchè l'incrocio umano abbia luogo.
Ma andiamo per gradi (mi son confusa anche io!)
A fine novembre mi chiama un caro amico. Ah, si, perché mentre faccio la cantastorie all'Hotel Cernia, capita che io incontrando ospiti, artisti, musicisti, mi invaghisca tremendamente della loro umanità e in un soffio entrino a far parte della mia "famiglia". Nella fattispecie, quindi, il caro amico che mi ha chiamato a Novembre, è Fabrizio, un vulcanico batterista pittore siciliano che ho avuto il piacere di incontrare qualche anno fa proprio in hotel, dove si esibì con il suo quartetto jazz. Durante la telefonata, ho appreso che il mio amico stava organizzando un tour nel centro Italia e che una data era prevista a Pisotoia. Pistoia??
In un attimo ho realizzato che Marco, un altro mio amico, gestisce una struttura proprio lì vicino, e che sarebbe stato fantastico poter provare a realizzare un incontro di persone, affetti, storie, legati a doppio filo al Cernia (perché avrei contattato gli ospiti, che nel tempo sono diventati amici, dell'hotel) ma fuori dall'albergo, proprio nel Frantoio di Colle Alberto dove lavora Marco. In un attimo è stato tutto un frullar di telefonate, mail, contatti, proposte e, senza che me ne rendessi conto, è nato il #cerniatour ovvero la possibilità di fare incontrare le persone e gli affetti che si sono creati all'isola d'Elba ma a Pistoia, in un'altra struttura, facendo esibire gli amici jazzisti dopo una cena preparata dal nostro cuoco. In pratica, le persone sarebbero state le stesse (e quindi abbiamo esportato anche la nostra cucina emotiva) ma il luogo sarebbe stato completamente diverso. Distese di campi e ulivi vs. il mare cristallino dell'Elba e il giardino del Cernia e in un attimo ho capito che avrei avuto modo di provare personalmente quanto aveva scritto Pessoa, riguardo ai luoghi, ai viaggi e alle persone.
Il risultato è stato a dir poco entusiasmante perché in un brevissimo lasso di tempo non solo mi sono sentita a casa in un luogo (tra l'altro la struttura è bellissima, dateci un'occhiata qui) mai visto prima, ma mi son trovata ad accompagnare in camera gli amici, ad accoglierli al loro arrivo, a mangiare alla stessa tavola con loro proprio come accade in hotel.
In pochissimo tempo, mi è stato chiaro che la magia che pervade l'albergo, è il risultato di un incrocio umano straordinario che ha la virtù di procurare gioia e benessere non solo in chi ci viene ma anche in chi, come me ci lavora. Ho avuto quindi la assoluta certezza che i luoghi sono "meri" pretesti relazionali, quasi come fossero degli svincoli autostradali, delle aree deputate all'incontro e allo scambio tra persone, storie, vissuti. In questa chiave, riesco a leggere diversamente anche il mio lavoro e ad aggiungere un colore nuovo ad esso.
Confesso che spesso mi sono sentita dire, in modo più o meno diretto, che quanto facevo era "facile" a farsi, perché mi trovo in un posto meraviglioso (l'isola d'Elba e nello specifico Sant'Andrea che è realmente uno degli angoli più fascinosi dello "scoglio") e lavoro in un bell'albergo e confesso anche che non ho mai replicato a queste affermazioni. La ragione del mio silenzio, è che, pur sussistendo le condizioni di "bellezza" che mi venivano ricordate (a volte con veemenza, lo confesso) non somo mai stata gran chè convinta che la bellezza di per sé bastasse. Il Cerniatour mi aiuta a trovare una risposta e a capire forse ancora meglio dove risieda la magia nel mio lavoro. Se Colle Alberto si trova in un tratto di campagna pistoiese molto bella e la struttura, di per sé, è piena di fascino perché recentemente ristrutturata con gusto, non credo che l'appeal complessivo del luogo basti a giustificare la "pienezza" vissuta in quei giorni di un piovoso novembre. Niente SPA o trattamenti benessere, intrattenimenti serali o piste sciistiche a motivare il lungo viaggio degli ospiti (che ci hanno raggiunto anche da Roma e Torino) ma un solo, insostituibile ingrediente: l'incontro.
A Colle Alberto, abbiamo vissuto due giorni di affetto, circondati dalle
attenzioni di Marco che si è adoperato mettendosi in gioco in una
avventura del tutto nuova per lui, e in un attimo ci siamo trovati tra i
banchi del mercato a fare la spesa dai contadini, dietro ai fornelli ad
aiutare Michele, il cuoco, in sala da pranzo ad apparecchiare e infine tutti
insieme a colazione per un pieno di buoni propositi. Non amo il Natale, purtroppo fin da quando sono piccola, ma se dovessi
immaginarmene uno, somiglierebbe ai miei giorni a Pistoia. Non
raccontatemi balle: i luoghi, così come i viaggi, li fanno le persone e
io ne conosco di straordinarie, parola mia.
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mercoledì 21 novembre 2012
Fravola
Non si può scegliere il proprio destino ma si
può andare a fondo del proprio desiderio. Anche in catene c'è per
ciascuno di noi questo spazio libero che nessuno ci può togliere. Quello
che conta è avere emozioni potenti, anche la sconfitta se sentita
profondamente diventa una vittoria, quello che conta è sentire il
miracolo di esistere.
(R.Benigni)
Come inizio non c'è male: da "fraelba" a "fravola", da una constatazione di luogo a un augurio malcelato.
Francesca viaggia si sposta, cambia, cresce, lascia un pezzetto di sè per fare spazio a quel qualcosa di nuovo che verrà.Dagli entusiasmi "giovanili" di una donna con una "fissa dimora" (l'isola d'Elba) in piena esplorazione di sè e di un mondo che le è sempre parso un "giardino incantato", ai pensieri più sussurrati, di una che, alla vigilia dei 40 anni, capisce che le maniche deve ancora iniziare a rimboccarsele e che la dimora in realtà non l'ha mai avuta. Del resto gitane si nasce e la vita ti da l'occasione di scoprirlo, a patto che tu le lasci le porte aperte.
Pensieri, letture, intuizioni che balenano nella notte, esperienze di vita e di lavoro, disordinatamente mescolate in modo casuale e confuso (quando si dice: "di necessità virtù") ma anche espressioni artistiche, comunicazione, tanto social e new technologies, passando per la cucina e la trafelata esistenza di "una che è anche mamma di una ragazzina alle prese con le prime scperte pre-adolescenziali".
Un tentativo ragionato (ma anche no) per capire la strada percorsa fin qui e quella da imboccare, forte dell'esperienza ad oggi acquisita e di questo nuovo sguardo sul mondo.
Bentrovata, FRA: VOLA!
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