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giovedì 21 febbraio 2013

Cashmerecolcuore su un'isola





Quest'isola è pazzesca. Non finisci di scoprirla e di scovare negli angoli più impensati, persone follemente innamorate di Lei che lavorano con grande dedizione, creano con insaziabile fantasia ed estro, conducono una vita lontana dai riflettori ma intensamente dedicata al "fare con amore". Io credo alla magia dei luoghi. Penso cioè che non è vero che tutti i luoghi sono uguali anche se, a livello macroscopico, le dinamiche sociali si somigliano. Noi siamo come piante: fioriamo e germogliamo più generosamente se collocate in un luogo con terreno fertile e buona esposizione. L'Elba è un terreno straordinario per la coltivazione dei talenti, per il fiorire delle passioni nascoste perché regala ispirazione e struggimento attraverso i suoi paesaggi o l'alternarsi accentuato, quasi violento, delle stagioni e perché è isola. Sono convinta che tutti, almeno una volta nella vita, dovrebbero abitare su un'isola, grande o piccola che sia. Su un'isola il confronto con il senso del limite è un quotidinao esercizio di consapevolezza che si affina attraverso una percezione di solitudine che tutto permea e che non è mancanza ma risorsa. L'isola insegna il valore del tempo che qua diventa liquido, quasi inconsistente: mentre le ore e i giorni sono scanditi dal correre delle nuvole o dal sospiro del vento, è il mare a decidere le nostre sorti e a renderci flessibili, perché quando è in collera chiude i collegamenti con la terra ferma, ci sputa in faccia il senso del limite. In un periodo in cui mi trovo con mia sorpresa a rinsaldare il mio amore per questo luogo a tratti aspro e crudo, nel suo essere vero, colleziono incontri folgoranti.
Marina Sala, la regina di quello che io definisco cashmerecolcuore, in realtà è un'amica da tempo ma solo oggi sono riuscita a entrare nel suo regno.


Entrare nel laboratorio di Marina, è stato un viaggio a ritroso nel tempo, in un'infanzia in cui esistevano ancora i laboratori artigianali, le maglierie, e mercerie piene di rocchetti  di filo colorato

  e le scatole piene di bottoni di ogni forma e misura, i manichini pieni di spilli con il metro da sarta a pendere da una spalla. E' stato emozionante respirare l'aria della passione per un mestiere e sottolineo mestiere, tramandato di madre in figlia che Marina ha saputo interpretare a suo modo, arricchendolo della sua creatività ed estro. Fin da subito mi è stato chiaro che stavamo parlando di una "chiamata" e non di un "lavoro". Ho capito cioè che Marina ha seguito le orme della madre per passione e che attorno a questo sentire si è cucita (è il caso di dirlo) un'esistenza fatta di amore per un'attività sartoriale artigianale coraggiosa, perchè nel periodo in cui tutti andavano verso l'omologazione industriale, lei ha scelto la strada del suo talento che come sempre accade fa rima con dedizione, cura e sacrificio.
Ho sempre apprezzato la sua creatività e il suo indiscusso buongusto, uniti alla scelta di filati di assoluta qualità ma mancava un tassello importante alla conoscenza del suo lavoro che è proprio il "dietro le quinte" del suo mestiere.



Penso infatti che i laboratori abbiano la capacità di parlare la lingua del cuore e della dedizione di chi si esprime "facendo" e che limitarsi a vedere il prodotto finito, nel pur suggestivo punto vendita, non renda giustizia allo sforzo completo.
Concludo con una piccola confessione: Marina non sa con quanta attenzione e gratitudine io osservassi le sue mani affusolate mentre mi parlava. Mi commuove ogni forma di condivisione, ogni occasione che le persone trovano per esprimere il proprio talento, la propria magica unicità e lei lo fa attraverso un uso consapevole ed esperto delle sue mani che, per questo, non ho smesso di ringraziare sottovoce mentre la ascoltavo.
Grazie Marina, che nel nome porti la tua vocazione isolana, grazie perché ci sei,   grazie perchè esprimi la tua ricca creatività su questo piccolo scoglio che molti conoscono per il sole e per il mare e che invece scopro ogni giorno di più, essere un vero e proprio scrigno di ricchezze e talenti umani.






lunedì 28 gennaio 2013

L'isolAmare di Francesca Groppelli

E pensare che ieri c'era un bel solicello e io ero lontana e sognavo la mia amata, le sue spiagge selvagge, le rocce assolate, i sentieri boscosi e oggi, che sono tornata sull'isola, è tutto un piovere nebbioso. Non crediate, anche oggi ha il suo perché.
Una tazza fumante di orzo, le candele di rito accese e per me si spalancano le porte del Paradiso e  sono pronta per la prima storia di isolAmare.
L'avevo detto, no? Mi piace l'idea che di un posto, al di là del numero delle spiagge, dei campeggi e dei locali serali aperti, si racconti la vita, le passioni, le esperienza di chi la vive, la ama, se ne prende cura, affinché il racconto diventi credibile e soprattutto si colori delle emozioni delle persone (perché, si sa, i luoghi li fanno le persone). Molti conoscono la vocazione minerari dell'isola, tanti associano all'idea dell'Elba quella di Napoleone e parecchi hanno sentito dire che qui si produce un ottimo vino passito (l'ha detto pure Mina, figuriamoci) 


ma quanti sanno che quest'isola ha la fortuna di essere profondamente amata da moltissime persone che da lei si lasciano ispirare?
Il racconto di isolAmare inizia con Francesca Groppelli, mia omonima, come me non nativa dell'isola ma assolutamente e inguaribilmente affetta da elbanitudine. Ho scelto di iniziare con Francesca perché è una donna che impegna molte energie e competenze nel cercare di tenere unito il contesto culturale dell'Isola e perché condivido pienamente la sua idea secondo la quale ciò che si riceve in qualche modo lo si restituisce e quest'isola, giuro, trabocca bellezza.




Francesca, solo 4 domande. Per iniziare, raccontaci chi sei
"Mi chiamo Francesca Groppelli, sono un' artista.Dopo gli studi di Pittura in Accademia a Milano, mi sono occupata di arte nella mia città d'origine,
Crema, in provincia di Cremona.
Nel 1983 ho ideato insieme al critico d'arte Paolo Ferrari la rassegna “Opera Aperta”. Hanno
partecipato diversi artisti, poeti, musicisti e un convegno sullo stato dell'arte contemporanea. Da tempo come artista ero “uscita” dallo spazio della tela che usa il pittore. Ne è risultata l'esigenza
di prendere possesso di uno spazio più ampio; di occupare con l'arte muri, piazze, luoghi della città.
All'interno del progetto il mio intervento è stato una installazione, “Agorà, che aveva l'intento tramite una proiezione di immagini di opere in restauro, di riqualificare e valorizzare un “luogo”, il Mercato Austroungarico a Crema. Uno spazio cittadino pubblico, un luogo deputato all'incontro e allo scambio delle merci in completo stato di abbandono. L'obiettivo che mi ero proposta era di sensibilizzare le persone alla salvaguardi ed al restauro dell'opera d'arte, (in quel caso una architettura) e dei beni artistici, dando loro nuovamente vita. Da quell'intervento è partita una riconsiderazione di quel pezzo di città “abbandonata” e ora a distanza di anni quel luogo viene utilizzato per interessanti mostre d'arte".

 


Da Crema all'Elba, perché?
"Sono arrivata all'Elba 27 anni fa. Ho amato l'isola da subito..... allora insegnavo e questo mi permetteva di passare sull'isola molto tempo. La spiaggia delle “Viste” era il luogo dove trascorrevo le mie giornate, guardando il mare, ma sopratutto lo Scoglietto. Alcuni anni fa, per amore, mi ci sono trasferita. C'è forse una ragione particolare per cui l'isola e l'acqua che la circonda attira a se le persone in ricerca e desiderose di sviluppare al meglio le proprie capacità? Parecchi artisti come me hanno deciso di vivere all'Elba o di soggiornarvi a lungo. Ora penso che anche il magnetismo delle sue rocce attiri a se con grande energia".


 
L'Elba per TE, puoi descrivercela? 
Da sempre penso che quello che una persona riceve debba restituirlo.
Per questo motivo ho fondato l'associazione culturale ArteElba, con l'intento di valorizzare il
territorio e di promuovere l'arte sull'isola.
Nel 2010 ho ideato e curato per il Comune di Portoferraio il Premio “Elba Arte Donna”,  per dare
visibilità al lavoro delle artiste presenti sull'isola.
Il Premio che ormai è diventato un appuntamento fisso, si svolge tutti gli anni a Marzo al Centro
Culturale De Laugier. In questi anni tante artiste, tante personalità di donne rivelate attraverso l'arte
che, come rammentano i dizionari, è un sostantivo femminile.
Per approfondire concretamente cosa un artista può dare a una città e a una comunità attraverso una
sinergia con l'organismo pubblico, posso raccontare inoltre il progetto NONSOLOARTE.
Una serie di mostre e incontri culturali che hanno animato le serate domenicali estive che si sono
svolte presso la Sede della Lega Navale Italiana a Portoferraio, in collaborazione con il Comune.
NONSOLOARTE ha portato alla rivalorizzazione culturale, ambientale, artistica, sociale di un
luogo, il Grigolo. Un intervento di Arte Pubblica teso a preservare un “luogo” di vita, dove la gente
può comunicare, giocare, riposare e contemplare! Stare Bene. La scrittura mi obbliga ad interrogarmi sul mio significato di essere artista. L'essere immersa completamente in quello che sto facendo, una vita dedicata a una idea di arte che non è legata al mercato, ma è espansione del proprio essere. Oggi per me l'Elba è motivo d'amore, per la sua cultura e la sua natura.
L'intera isola è disseminata di tracce che ci provengono dal passato. L'Elba è stata frequentata da grandi artisti. Nel 1926 vi ha soggiornato come turista per un periodo di riposo il grande artista svizzero Paul Klee. Egli visita l'Elba perché ci si può vivere tranquilli, immersi nella natura e nella bellezza. Un “luogo dell'anima”.... Il viaggio di Klee non fu solo fisico, ma d'esplorazione interiore, tra terra-mare e spirito; una ricerca che forse non ha uguali nella storia dell'arte moderna. Ho studiato e amato la poetica di questo artista e l'isola me lo ha fatto rincontrare. L'isola è quindi anche per me “scelta di vita”, “viaggio di scoperta” verso le origini, verso l'essere."




Per finire, Francesca, mi piace l'idea che isolAmare sia un passaparola di passioni e che ognuno partecipasse attivamente alla costituzione di questo girotondo di umanità e sensibilità unite dal grande amore per l'Elba. Quindi, prima di salutarti e ringraziarti di cuore per la disponibilità, ti chiedo, adesso vorresti che raccontassi l'isolAmare di Chi? E perché?
"Dico Claudia Lanzoni perchè credo che sia una persona con tanto cuore e che ami l'Elba, da non elbana, quanto me. Quello che sta facendo per Capoliveri non è solo lavoro."

Ammiro molto l'impegno di Claudia Lanzoni e in tutta onestà (ma non ditelo in giro) sono felice di continuare a raccontare di donne (del resto l'isola è femminile). Sarà un piacere continuare la storia di isolAmore ma una cosa è già evidente: qui il filo rosso è la passione!

venerdì 25 gennaio 2013

IsolAmare chi è?

Appena nata, la nuova comunità isolana  su facebook, ha attratto curiosità di ogni genere e soprattutto ha ricevuto un abbondante flusso di messaggi, poesie, immagini che gli isolamanti hanno sentito il desiderio di condividere.

Segno inequivocabile che la comunità esiste al di fuori del social network e che pullula di creatività e bell'umanità che si raccoglie sotto un unico, grande, stimolante tetto: l'Isola d'Elba, musa ispiratrice di una grande varietà di espressioni artistiche.
A suggerirmi l'idea di questa comunità, il mio malcelato desiderio di raccontare l'isola a più voci, attraverso lo sguardo dei tanti che, come me, la amano e a lei si ispirano nel dare voce e corpo alla propria creatività.
Io credo ai posti del cuore, a quei luoghi cioè che per la loro straordinaria commistione di bella umanità, suggestioni naturalistiche e buone energie, sono capaci di regalare a chi li incontri un senso di benessere che perdura nel tempo, a dispetto della distanza fisica.
L'Isola d'Elba è, secondo me, uno di questi luoghi e a suggerirmi che non sono la sola a sentirmene visceralmente attratta, il felice pullulare di espressioni artistiche che mi piacerebbe fossero il filo rosso del racconto di un territorio che in prima battuta è vissuto e amato da chi lo propone ai possibili fruitori. Quello che mi piacerebbe esprimere attraverso la neonata comunità, è che l'Elba prima ancora di essere una destinazione turistica di indubbio fascino, è un luogo che attrae umanità varia unita da un comune sentire per l'isola e che difficilmente si esprime attraverso i "canali turistici", perché parla la lingua semplice di un quotidiano vissuto a riparo dal clamore cittadino, tra baie tranquille e risacca di mare, in mezzo a ginestre in fiore e ripidi sentieri scavati del granito, o ancora tra vecchie miniere e laghi di acqua sulfurea. L'Elba è in primo luogo varietà, un coacervo unico di storie, tradizioni, microclimi, endemismi, veri e propri luoghi di culto geologico che negli anni le varie guide turistiche hanno raccontato in modo più o meno esaustivo ma pure sempre distante da quello che è il cuore pulsante dell'isola: la passione dei suoi abitanti. 
Ecco che mentre inizio a dare forma a quest'idea, mi sorprendono gli struggenti versi di Alessandra Palombo che racconta il suo Iomare mentre Cristina Spinetti ci offre il suo sguardo sull'Elba e ho la conferma di quanto generoso e desideroso di esprimersi sia il contesto elbano.
Vi invito quindi a partecipare a questa Social dichiarazione d'Amore per un'isola che sento più il bisogno di raccontare attraverso gli occhi e il cuore delle persone che la vivono e che non sempre si sono riconosciute nei modi in cui è stata presentata.
Grazie fin da ora per i messaggi di stima e di solidarietà che copiosi mi stanno arrivando: segno che l'Elba ha un gran bel cuore che batte forte.
La donna dell’isola
è donna di ghiaia di riva rappresa,

è donna di mare
rena che sparse il suo sale
sul manto marino

è occhi innocenti arrossati,
sale asperso dal moto di libere onde,

è tempo che entra ed esce dal cosmo,
al variare del vento,

è amore sulla rena
della piccola spiaggia,
sotto cori invocanti la pioggia.

La donna di mare è uno strano animale,
oltre il canale allunga il suo sguardo
e poi si ritrae

oltre l’alone solare, oltre l’ibisco
si stende supina

la donna dell’isola
è la Signora dell’acqua
è isola stessa.

Ella muta e rimane se stessa.
(Alessandra Palombo)



giovedì 24 gennaio 2013

Emozionare è un'arte




Lo ammetto, sono esigente.
Vabè, sono esigente, testarda, insaziabilmente protesa a migliorare e pure rompiscatole (giuro, i ragazzi che lavorano con me condividono e probabilmente potrebbero rincarare la dose).
Eppure questo qua, questo cuoco che lavora da noi, testardo più di me, che non ha mai smesso di credere nel suo progetto creativo, ce l'ha fatta (non a farmi cambiare idea ma ad addolcirla, arricchendola di spunti nuovi). Il cuoco in questione è Michele Nardi e quello che si è inventato è ammirevole perché dimostra una non comune capacità espressiva, per cui ne parlo.
La premessa necessaria al mio racconto, è che Michele è stato da me "scelto" grazie a una inspiegabile intuizione che aveva per protagonisti un pentolino di latte, qualche uovo, manciate di farina, zucchero e, soprattutto, il rosmarino dell'isola. All'epoca seguivo infatti un corso di cucina tenuto proprio dal Nardi che era, non dico noioso, (rischierei di giocarmi la collaborazione del sopracitato cuoco) ma "ordinario" si. Si trattava di un corso di cucina tipica elbana, che riproponeva le ricette locali e che a mio avviso peccava di non sufficiente territorialità. Cosa ne era infatti dello straordinaria varietà di piante selvatiche eduli? Perchè non usarle a completamento delle preparazioni? Ero certa che "i vecchi", alle cui ricette era ispirato il corso, ne facessero largo uso: per cui, perché non inserirle? Il mio amore per le erbe selvatiche meriterebbe un post, nel senso che è di lunga data e che molti sono gli elementi che lo compongono ma vi basti sapere che, per la testardaggine di cui sopra, continuavo a portare al corso di cucina erbe selvatiche che avremmo potuto "casualmente" usare. Non so dirvi a tutt'oggi se vinse la stanchezza o la voglia di sperimentare, tant'è che un giorno Michele mi disse di aver preparato una crema con il rosmarino selvatico che avevo portato.
Fu luce!
Quella notizia mi spalancò le porte di nuovi mondi, la possibilità di sperimentare, creare, proporre la meravigliosa ricchezza della nostra isola nei piatti che andavamo proponendo in albergo.... fu così che lo "ingaggiammo".
Da quel tempo son passati anni, molti piatti, tante cene, infinite occasioni di confronto e conoscenza reciproca e fu chiaro fin da subito, in realtà, che Michele fosse un cuoco atipico (no, non siate ironici: mica perché ha il coraggio di lavorare da noi a un progetto assai fantasioso come la "cucina emotiva") ma perché coltivava una gran varietà di interessi e una singolare poliedricità creativa. In soldoni: ha una manualità invidiabile e la capacità di trasferire la sua individualità e le sue emozioni in quanto crea (piatti inclusi, per cui vi aspetto a cena da noi) . Tra i suoi vari interessi, spicca quello per la pittura che ultimamente ha incontrato anche la scultura dell'ulivo.
Personalmente ho sempre avuto un approccio molto critico alle sue opere ma quello che davvero mi commuove guardandole è, da un lato, l'amore per quest'isola, dall'altro, la straordinaria capacità di vedere, intuire, leggere tra i nodi del legno o le pieghe di un'onda, un'infinità di storie, situazioni, racconti, mondi paralleli che di fatto, fanno del Nardi un cantastorie immaginifico. Credo che ognuno di noi abbia un dono e che riconoscerlo, valorizzarlo, amarlo, sia un impegno lungo una vita, per cui ogni qual volta io intuisca o riconosca negli altri lo sforzo di ricerca, provo un grande rispetto per questo impegno e, da buona ciarliera, amo condividere questo sentire.
Non sono qui a disquisire di tecnica espressiva né di gusto (che peraltro è personale) ma di passione e di amore per un territorio al quale scopro, solo ultimamente, di essere legata in modo viscerale anche io, quasi come che l'isola si trasformasse nottetempo in una spietata e ammaliante Circe che lega a sè i naufraghi che, come me, vi sono approdati.
Spesso mi sono interrogata sul concetto di arte e solo ora inizio a capire che alla fine si tratta di una definizione, un modo per recintare uno spazio nel quale includere alcuni ed escludere altri. Io però, che amo mantenere uno sguardo olistico sulla realtà, ho capito che preferisco stare alla larga da queste definizioni che tagliano, escludono, separano, per dedicarmi a concetti più "rotondi" come emozione, dedizione, immaginazione, creatività che, in effetti, ritrovo in questi lavori.
Ho avuto occasione di scriverlo a più riprese qui e altrove: per me la differenza la fanno sempre le persone, lo straordinario bagaglio di storie che portano con sé, quasi fosse uno scrigno prezioso, e quindi benedico ogni occasione di condivisione dello stesso. Curiosi di vedere  lo scrigno di Michele? Cliccate qua e buon viaggio :)


sabato 29 dicembre 2012

Come si saluta un WOW-anno?

Proprio ora che si avvicinano le ultime ore dell'anno, passo in rassegna i volti, le voci, le strette di mano, i silenzi e le risate che mi hanno tenuta per mano. Strano, è come sentire che improvvisamente la stanza è affollata, non tanto di persone, quanto di affetti, piccole epifanie, momenti di senso.

Questo è l'incip, o forse la conclusione di quanto ho nel cuore.

Il 2012 è stato un anno denso. Accipicchia, a pensarci adesso direi che di anni densi, intensi, a tratti interminabili, ne ho vissuti molti, ultimamente, e comunque, dicevo, il 2012 è stato "tosto".
Aiuto la mia mente poco razionale e poco avvezza (anzi, recalcitrante, direi) a sistematizzare anni di turbolenti cambiamenti, e lo faccio stilando elenchi. Che buffo, così facendo mi sembra di essere più obiettiva, di non lasciarmi impastare dalle emozioni, di mantenere uno sguardo limpido sulle cose (ovviamente sto mentendo a me stessa, mi sto convincendo che questo sia possibile e, soprattutto, che serva a qualcosa).
Fatto il dovuto silenzio nella mia testa e cercato quel momento di quiete che fa affiorare i pensieri puliti dal groviglio del sentire, direi che il 2012 è stato un WOW-anno.


Lo so, chi mi conosce un pò e ha seguito le mie vicissitudini, si starà grattando nervosamente la testa, stropiccinadosi gli occhi e bevendo qualcosa di forte (gli astemi, invece, se la prenderanno con un bel pezzo di cioccolata). Il 2012 è stato WOW, perché non ho avuto paura di guardare la paura fino infondo, dritta negli occhi  - che poi sono i miei, perché le paure sono nostre proiezioni. Se nel 2010 ho dato una poderosa rassettata alla mia vita, trovando il coraggio di dire cosa funzionava - all'epoca, probabilmente, poco, ma del resto, senza deragliamenti, non potremmo apprezzare la meraviglia di un viaggio -  nel 2012 ho dato seguito alle mie scelte, inizando a sentirmi nel vero senso della parola e a dare concretezza ai miei bisogni.
Potrei sintetizzare questi due anni di cui parlo, dicendo che il primo, il 2010, è stato l'anno del dire, mentre questo, quello del fare; di mezzo, ovvio, c'è stato il mare: quello cristallino dell'isola che mi fa da casa da 15 anni e che è diventato una parte di me.
E allora, visto che siamo in tema di fare, vediamo nello specifico cosa ho fatto:
  • In primo luogo ho fatto chiarezza e per raggiungerla con gli altri, si torna sempre lì, l'ho fatta dentro di me. Questo ha implicato che mi riconoscessi meno infallibile e all'altezza di una qualsivoglia aspettativa, come ero stata brava a raccontarmi per una vita
  • La conseguenza logica del punto uno, è stato il chiarirmi con gli altri, ridefinire i ruoli, le responsabilità, le  aspettative che è lecito ricadano su di me e quelle che invece - mi spiace tanto - ma non sono alla mia portata
  • Per poter sperare di avvicinarmi a realizzare il punto due, ho dovuto fare un entusiasmante esercizio di definizione degli spazi. Il "qui finisco io e là iniziano gli altri", mi ha regalato l'inebriante sensazione che si, anche io posso dire di no: nessuno ne muore e io ne guadagno in salute.
  • Nel mentre che facevo chiarezza dentro di me, capivo che i luoghi li fanno le persone e che le relazioni che vanno costituendosi, realizzano un intreccio di emozioni, storie condivise e racconti di vita, che definiscono i contorni di uno spazio, quello interiore, che non teme traslochi, distanza fisica, trascorrere del tempo: in qualsiasi momento io posso raggiungere quelle persone e quelle emozioni che fanno ormai parte di me.
  • A corollario di quanto scritto, e per quella chiarezza a me dovuta, ho capito che se si concretizzeranno le condizioni perchè io resti  all'isola d'Elba a continuare a occuparmi di una casa che non è un albergo che si chiama Hotel Cernia, sarò estremamente felice di farlo ma che se, viceversa, questo non dovesse essere più possibile proprio in virtù di quel ridefinirsi di ruoli, esigenze e situazioni, saluterò con un bell'inchino e tanta gratitudine una intensa e lunga pagina della mia vita, per scriverne una tutta nuova, senza abbandonare le persone che l'hanno resa unica.
Last but not least, ringrazio quindi:

  • La mia insaziabile curiosità, che ha mantenuto viva la voglia di scoprire, di conoscere, di viaggiare con la mente, in anni in cui le pastoie emotive mi tenevano bloccata
  • L'istinto materno, che ha calmato la mia impulsività e il mio innato ardore e che mi ha tenuta sull'isola, in momenti nei quali, probabilmente, fossi stata sola, ne sarei fuggita. Questo stesso istinto è quello che oggi mi fa guardare con gratitudine a tutto ciò che sono riuscita a seminare, nonostante tutto ma, anzi,  probabilmente proprio grazie alle difficoltà.
  • La rete di relazioni, sottile, quanto forte, invisibile quanto presente, che in questi anni è nata, proprio grazie a quel meraviglioso albergo nel quale fioriscono più che piante, rapporti straordinari, e che sempre viaggerà con me.
Proprio ora che si avvicinano le ultime ore dell'anno, passo in rassegna i volti, le voci, le strette di mano, i silenzi e le risate che mi hanno tenuta per mano. Strano, è come sentire che improvvisamente la stanza è affollata, non tanto di persone, quanto di affetti, piccole epifanie, momenti di senso.

E, credetemi, di momenti di senso ne ho vissuti davvero tanti, per questo sono felice di salutare questo bellissimo e importantissimo WOW - anno!