Visualizzazione post con etichetta francesca campagna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta francesca campagna. Mostra tutti i post

giovedì 6 dicembre 2012

Di come (e di quanto) il luoghi li facciano le persone

"È in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo; se li creo esistono; se esistono li vedo. […] La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo". 
Pessoa

Si, lo ammetto, il libro dell'inquietudine di Pessoa c'entra con questo post.
O meglio, c'entra la sensazione che alla fine della fiera i luoghi li facciano davvero le persone e che quindi questi siamo una semplice "coincidenza spazio temporale", utile affinchè l'incrocio umano abbia luogo.
Ma andiamo per gradi (mi son confusa anche io!)
A fine novembre mi chiama un caro amico. Ah, si, perché mentre faccio la cantastorie all'Hotel Cernia, capita che io incontrando ospiti, artisti, musicisti, mi invaghisca tremendamente della loro umanità e in un soffio entrino a far parte della mia "famiglia". Nella fattispecie, quindi, il caro amico che mi ha chiamato a Novembre, è Fabrizio, un vulcanico batterista pittore siciliano che ho avuto il piacere di incontrare qualche anno fa proprio in hotel, dove si esibì con il suo quartetto jazz. Durante la telefonata, ho appreso che il mio amico stava organizzando un tour nel centro Italia e che una data era prevista a Pisotoia. Pistoia??
 In un attimo ho realizzato che Marco, un altro mio amico, gestisce una struttura proprio lì vicino, e che sarebbe stato fantastico poter provare a realizzare un incontro di persone, affetti, storie, legati a doppio filo al Cernia (perché avrei contattato gli ospiti, che nel tempo sono diventati amici, dell'hotel) ma fuori dall'albergo, proprio nel Frantoio di Colle Alberto dove lavora Marco. In un attimo è stato tutto un frullar di telefonate, mail, contatti, proposte e, senza che me ne rendessi conto, è nato il #cerniatour ovvero la possibilità di fare incontrare le persone e gli affetti che si sono creati all'isola d'Elba ma a Pistoia, in un'altra struttura, facendo esibire gli amici jazzisti dopo una cena preparata dal nostro cuoco. In pratica, le persone sarebbero state le stesse (e quindi abbiamo esportato anche la nostra cucina emotiva) ma il luogo sarebbe stato completamente diverso. Distese di campi e ulivi vs. il mare cristallino dell'Elba e il giardino del Cernia e in un attimo ho capito che avrei avuto modo di provare personalmente quanto aveva scritto Pessoa, riguardo ai luoghi, ai viaggi e alle persone.
Il risultato è stato a dir poco entusiasmante perché in un brevissimo lasso di tempo non solo mi sono sentita a casa in un luogo (tra l'altro la struttura è bellissima, dateci un'occhiata qui) mai visto prima, ma mi son trovata ad accompagnare in camera gli amici, ad accoglierli al loro arrivo, a mangiare alla stessa tavola con loro proprio come accade in hotel.

 












In pochissimo tempo, mi è stato chiaro che la magia che pervade l'albergo, è il risultato di un incrocio umano straordinario che ha la virtù di procurare gioia e benessere non solo in chi ci viene ma anche in chi, come me ci lavora. Ho avuto quindi la assoluta certezza che i luoghi sono "meri" pretesti relazionali, quasi come fossero degli svincoli autostradali, delle aree deputate all'incontro e allo scambio tra persone, storie, vissuti. In questa chiave, riesco a leggere diversamente anche il mio lavoro e ad aggiungere un colore nuovo ad esso. 
Confesso che spesso mi sono sentita dire, in modo più o meno diretto, che quanto facevo era "facile" a farsi, perché mi trovo in un posto meraviglioso (l'isola d'Elba e nello specifico Sant'Andrea che è realmente uno degli angoli più fascinosi dello "scoglio") e lavoro in un bell'albergo e confesso anche che non ho mai replicato a queste affermazioni. La ragione del mio silenzio, è che, pur sussistendo le condizioni di "bellezza" che mi venivano ricordate (a volte con veemenza, lo confesso) non somo mai stata gran chè convinta che la bellezza di per sé bastasse. Il Cerniatour mi aiuta a trovare una risposta e a capire forse ancora meglio dove risieda la magia nel mio lavoro. Se Colle Alberto si trova in un tratto di campagna pistoiese molto bella e la struttura, di per sé, è piena di fascino perché recentemente ristrutturata con gusto, non credo che l'appeal complessivo del luogo basti a giustificare la "pienezza" vissuta in quei giorni di un piovoso novembre. Niente SPA o trattamenti benessere, intrattenimenti serali o piste sciistiche a motivare il lungo viaggio degli ospiti (che ci hanno raggiunto anche da Roma e Torino) ma un solo, insostituibile ingrediente: l'incontro. 

 A Colle Alberto, abbiamo vissuto due giorni di affetto, circondati dalle attenzioni di Marco che si è adoperato mettendosi in gioco in una avventura del tutto nuova per lui, e in un attimo ci siamo trovati tra i banchi del mercato a fare la spesa dai contadini, dietro ai fornelli ad aiutare Michele, il cuoco, in sala da pranzo ad apparecchiare e infine tutti insieme a colazione per un pieno di buoni propositi. Non amo il Natale, purtroppo fin da quando sono piccola, ma se dovessi immaginarmene uno, somiglierebbe ai miei giorni a Pistoia. Non raccontatemi balle: i luoghi, così come i viaggi, li fanno le persone e io ne conosco di straordinarie, parola mia.



domenica 2 dicembre 2012

#MYBTO: si può fare!


Non so se è stato il primo o il secondo giorno di BTO che, incontrando un ragazzo e iniziando a parlarci, questo mi ha detto che il bello della due giorni social fiorentina, è che si respira un'aria diversa, intrisa di ottimismo e di belle speranze... niente a che fare con il "mondo là fuori".
Sulle prime non ho risposto.
Capivo che qualcosa risuonava ma qualcos'altro non mi tornava.
Ho impiegato due giorni, una premiazione e uno speech per fare chiarezza dentro di me.
In effetti ho compreso che la magia di BTO, non è tanto quella di immergersi in un contesto di ottimismo e belle speranze, in contrapposizione con il "mondo reale". BTO è un'esperienza incredibilmente rigenerante (e che, vi garantisco, crea dipendenza) perché è li a ricordarti ogni istante che "si può fare".
BTO, ti ricorda in ogni istante che la passione e la dedizione fanno sempre la differenza, che basta spostare il fuoco dell'attenzione, cambiare anche un paio di piccole abitudini, riuscire a capire che l'utilizzo dei social non è avulso dalle nostre normali pratiche lavorative e che pertanto presidiarli non solo non è una perdita di tempo ma il nostro migliore investimento in termini di "ROI", a patto che si cominci a capire che quell'investimento è di natura UMANA e che pertanto, anzichè continuare a parlare di STRATEGIA MARKETING, sarebbe più utile inziare a soffermarsi sulla sua filosofia, su quel modo di ESSERE social che fa la differenza e che ne sottende un utilizzo virtuoso e potenzialmente virale.
Se, come  credo, social ci SEI e non ci FAI, BTO rappresenta senza dubbio un importante "calderone di informazioni", un incrocio di vissuti ed esperienze, accomunati dall'imprescindible valore della autenticità e della genuinità.
In un mondo che talvolta sembra andare implastifichendosi sempre di più, lavorare in un contesto che valorizza un modo di essere social, significa inziare  a percorrere la strada di un nuovo umanesimo delle coscienze, inziare a capire che il vero valore aggiunto siamo NOI e che insieme (non a caso ci si mette in rete in queste occasioni, ci avete mai pensato?) possiamo contribuire alla costruzione di una nuova consapevolezza; quella che non solo comprende che SI PUO' FARE ma anche che noi siamo la migliore "strategia marketing" che si possa sperare di adottare per la nostra azienda perchè la differenza la fanno davvero le persone. Non so quando e grazie a chi, abbiamo smesso di credere in noi stessi, abbiamo iniziato a presupporre che fossimo numeri e/o codici a barre da impiegare in una lunghissima e anonima catena di montaggio ma so che adesso i tempi per una nuova consapevolezza dell'etica lavorativa e non solo, sono maturi. A conferma di ciò, ho twit e post, messaggi privati e abbracci, strette di mano e biglietti da visita, richieste di consulenza e inviti in meravigliose realtà italiane gestite da chi, con passione e dedizione, cerca di metterci cuore e passione in quello che fa e non ce la fa ad arrendersi all'imperante modello globalizzante e impersonale che ci vuole schiavi della paura della "crisi". Queste persone, come me, chiedono occasioni -  ce ne vorrebbero cento di BTO in un anno! -  per riaccendere la fiamma della speranza e tornare a credere che SI PUO' FARE. Non voglio farmi fregare dalla tentazione di un retorico giro di ringraziamenti, mi rifugio lesta in un grande abbraccio che sono certa arriverà a destinazione.


mercoledì 28 novembre 2012

Tutto pronto (ma quando mai)

Accipicchia, un compleanno così intensamente denso di emozioni non mi era mai capitato!
Si perché oggi è la vigilia del Grande ed Atteso evento che unisce e riunisce persone, esperienze, sensibilità, aspettative e voglia di comunicare e li mette tutti alla Fortezza da Basso di Firenze per due giorni. L'occasione? L'evento dedicato al travel 2.0 più importante in Europa, meglio conosciuto come BTO, che quest'anno per me si veste di molteplici significati.

Infatti,  se l'Hotel Cernia è arrivato in finale ai Social Media Haward (il primo premio nazionale per le eccellenze in materia di comunicazione turistica) e domani avverrano le premiazioni alla presenza di Syusy Blady e Patrizio Roversi, il giorno dopo sono stata invitata a parlare di come e quanto i social media mi aiutino nel "metterci cuore" in quello che faccio. Mi propongo quindi di provare a spiegare come e perchè nei social io mi senta a casa, inserita in un contesto assolutamente normale, comodo e "quotidiano"; sullo sfondo dei miei ragionamenti,  tutti gli incontri e le esperienze "fondanti" di questi ultimi anni.
A proposito di magia e di incontri: guardate  questo video, girato praticamente nottetempo, da un gruppo di ragazzi  uniti dalla passione per quello che fanno e desiderosi di gridare al mondo intero che "WE LOVE AND TRUST BTO". Ah, come al solito ci ho messo la faccia, eh?! :)

mercoledì 21 novembre 2012

Fravola

 
Non si può scegliere il proprio destino ma si può andare a fondo del proprio desiderio. Anche in catene c'è per ciascuno di noi questo spazio libero che nessuno ci può togliere. Quello che conta è avere emozioni potenti, anche la sconfitta se sentita profondamente diventa una vittoria, quello che conta è sentire il miracolo di esistere.

(R.Benigni)
Come inizio non c'è male: da "fraelba" a "fravola", da una constatazione di luogo a un augurio malcelato.
Francesca viaggia si sposta, cambia, cresce, lascia un pezzetto di sè per fare spazio a quel  qualcosa di nuovo che verrà.
 Dagli entusiasmi "giovanili" di una donna  con una "fissa dimora" (l'isola d'Elba) in piena esplorazione di sè e di un  mondo  che le è sempre parso un "giardino incantato", ai pensieri più sussurrati, di una che, alla vigilia dei 40 anni, capisce che le maniche deve ancora iniziare a rimboccarsele e che la dimora in realtà non l'ha mai avuta. Del resto gitane si nasce e la vita ti da l'occasione di scoprirlo, a patto che tu le lasci le porte aperte.
Pensieri, letture, intuizioni che balenano nella notte, esperienze di vita e di lavoro, disordinatamente  mescolate in modo casuale e confuso (quando si dice: "di necessità virtù") ma anche espressioni artistiche, comunicazione, tanto social e new technologies, passando per la cucina e la trafelata esistenza di "una che è anche mamma di una ragazzina alle prese con le prime scperte pre-adolescenziali".
Un tentativo ragionato (ma anche no) per capire la strada percorsa fin qui e quella da imboccare, forte dell'esperienza ad oggi acquisita e di questo nuovo sguardo sul mondo.

Bentrovata, FRA: VOLA!