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mercoledì 8 maggio 2013

Tras-Loco su www.fravola.it: arrivano le esperienze di digital coaching in Toscana



Ciao, ho cambiato casa da un po': la strada  la proseguo su fravola.it


Se ti va, seguimi lì: ti racconto dei miei progetti di digital & life coaching, delle mie esperienze in natura e della mia vita tra l'isola d'Elba e la campagna toscana :)






Ti aspetto :)

sabato 13 aprile 2013

TemporaneaMente con Cuore Permanente

Ci sono serate illuminanti.
Serate che non lo sai nemmeno tu perché e per come: ti trovi con due donne che conosci pochissimo, la magia di un'ottima cena, il calore di una casa accogliente,  manciate di sintonia, affinità nelle sbucciature, qualche slabbro di troppo che non ha smorzato la luce degli occhi e un comune amore per un'isola che ha davvero il grande pregio di offrire  bellezza a profusione e tantissima ispirazione.
Ti trovi, dicevo, a bere un buon bicchiere di vino (amiamo lo stesso bianco, è stata sintonia anche enologica!) e così, quasi per caso, inciampi in riflessioni profonde e finisci con il mettere a fuoco le tue stesse parole, capovolgendone il senso.

People first, quante volte l'ho scritto e l'ho ripetuto. Insomma, con quanta costanza non ho fatto altro che ripetermi, senza ascoltarmi nel profondo, che le persone FANNO i luoghi e non viceversa (anche se, va da sé, ne sono fortemente influenzate). Cosa significa davvero?
Ebbene, un paio di bicchieri di buon vino, una cena squisita preparata con grande amore e la piacevole compagnia di due donne che, come me, respirano l'isola con intensità, possono aiutare a focalizzare d'un tratto nuovi orizzonti. Nello specifico, io ho capito che se i luoghi li fanno le persone, non è necessario legare la propria visione di accoglienza a un luogo perché, fermo restando che sono le persone a crearlo, il concetto di ospitalità può trasformarsi in una esperienza in itinere nella quale non solo i viaggiatori viaggiano ma anche gli ospiti.
Non è meraviglioso?
Alla fine il viaggio diventa il mezzo e non il fine, per raccontare storie, creare relazioni di scambio realizzare esperienze comuni arricchire di senso le nostre esistenze "senza fissa dimora".
Del resto, non si fa che parlare di transitorietà, di incertezza, di tempi che cambiano... perché opporvisi dunque? perché ostinarsi a mantenere fermi i punti di vista, perché continuare ad immaginare un'accoglienza fatta di persone che vengono a trovarti in QUEL luogo, perché non giocare con i luoghi, non indossarli come fossero abiti, non fare dello spazio una contenitore flessibile e adattabile alle nostre emozioni?

L'Elba con gli occhi di M. Cristina Sammarco


Quest'idea mi piace al punto che vorrei tradurla in realtà perché l'esperienza che ho fatto fin qui mi dimostra ogni giorno con maggiore insistenza che davvero la bellezzza del luogo, che senz'altro rende sensato un viaggio, non basta di per sé a rappresentarne la motivazione mentre, viceversa, le persone, le relazioni, i contenuti umani ed esperenziali che un viaggio potenzialmente ci regala, si.

Ne scriverò ancora, con maggiore precisione e dovizia di particolari che, sono certa, sarà l'esperienza stessa a suggerirmi.
Mentre tutto cambia, le certezze crollano, gli equilibri si ridefiniscono, si fa a gara a chi dipinge a tinte più fosche un futuro che, per definizione è incerto (ergo, mi verrebbe da pensare che stiamo scoprendo l'acqua calda); mentre tutto questo accade, dicevo, mi tengo l'unica certezza che io reputi sensata e cioè che al  cambiamento non ci si oppone con lo scudo della paura e delle false certezze: al cambiamento si allargano le braccia e si risponde accettandolo, assecondandolo, ascoltando quello che, di nuovo, ha da insegnarci.

martedì 19 febbraio 2013

Dai diari del Cernia - premessa

Stamattina ho bevuto un buon capuccino con un'amica che il lavoro e i piccoli crucci quotidiani mi hanno fatto trascurare nel tempo.
E' stato un ritrovarsi, facendo il punto della situazione, guardarsi allo specchio e tentare piccoli bilanci. Mi è servito. Si, quest'incontro mi ha regalato un'idea, quello di lasciare un segno del mio passaggio.
Questa è l'Elba che amo, in un giorno di "qualunque bellezza"

Lavoro all'Hotel Cernia dal 1998 e da allora, di acqua sotto i ponti ne è passata e, come spesso accade, pure rapidamente, quasi senza che me ne accorgessi. Il momento che vivo mi obbliga a una pausa, a un momento di riflessione che nel tempo non mi sono mai concessa  e credo di poterne trarre  vantaggio. Come? Cercando di capire come si è formata, nel tempo, la mia idea di ospitalità, il concetto di albergo  inteso come una piazza  (emotiva) aperta allo scambio e alla condivisione, dove sono bene accetti anche i residenti e gli ospiti di tutte le altre strutture, contrapposta a quella di hotel/villaggio  inteso come "riserva per turisti" con tanto di braccialettino colorato a amplificare il senso di appartenenza (una sorta di: "Tu sei mio e di qua non scappi" sussurrato dalle strutture che credono che fare accoglienza sia recintare un luogo fisico a mero utilizzo turistico da parte dei clienti fruitori).
In questi mesi ho in effetti capito che la scrittura ha il potere di curare, lenire, portare chiarezza negli anfratti di noi che siamo bravissimi a mantenere scuri per paura di guardarci dentro.
La scrittura sarà invece il mio faro, il mio filo rosso in un viaggio a ritroso nel tempo e nelle emozioni, che mi permetterà di comprendere il senso di quel "tanto" che in questi 15 anni è successo nella mia vita ma anche nell'azienda per cui ho lavorato con grande impegno e soddisfazione.
Prima di cominciare il mio viaggio, una precisazione: il mio approccio alla vita, prima ancora che al lavoro, è di tipo empatico. Questo significa che ogni scelta, ogni intuizione, ogni strada nuova imboccata nella precisa intenzione di realizzare attraverso l'Hotel Cernia un nuovo modello di ospitalità a tutto tondo, è nato dal semplice desiderio di dare concretezza a una serie di esigenze che io ho quando viaggio e sono in vacanza.
Filosofia di vita e di lavoro si intrecciano: mia figlia è stata parte integrante del mio viaggio al Cernia

Dall'idea della cucina emotiva legata alle storie che un territorio racconta, cosi come alla fortuna di vivere  un'isola ricca di erbe spontanee eduli, a quella delle camere poetiche, passando per le mostre d'arte, i concerti dal vivo e i pic nic al mare con gli ospiti, tutto parla la lingua del mio cuore, di quello cioè che io amo e desidero condividere e che credo sia quel valore aggiunto in grado di regalare senso (ed emozione) a un viaggio.
Nelle camere poetiche si vivono tappe importanti della mia crescita personale


Il primo passo che ho fatto inziando l'avventura all'Hotel Cernia, è stata infatti chiedermi: cosa significa viaggiare? Questo sarà l'oggetto del mio prossimo post....
Seguitemi, vi condurrò per mano dentro al mio sogno, vivremo emozioni inenarrabili, conosceremo persone preziose ovvero ospiti che si sono trasformati nei miei affetti più cari e vi mostrerò la dedizione e l'impegno di cui un gruppo di giovani collaboratori è capace se debitamente motivato a credere in un SOGNO e sullo sfondo Lei, l'oggetto del mio amore incondizionato: un'isola capace di rapirti e di sedurti con il suo sottile e persistente canto.

A presto e buona Elba a tutti! =)

giovedì 6 dicembre 2012

Di come (e di quanto) il luoghi li facciano le persone

"È in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo; se li creo esistono; se esistono li vedo. […] La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo". 
Pessoa

Si, lo ammetto, il libro dell'inquietudine di Pessoa c'entra con questo post.
O meglio, c'entra la sensazione che alla fine della fiera i luoghi li facciano davvero le persone e che quindi questi siamo una semplice "coincidenza spazio temporale", utile affinchè l'incrocio umano abbia luogo.
Ma andiamo per gradi (mi son confusa anche io!)
A fine novembre mi chiama un caro amico. Ah, si, perché mentre faccio la cantastorie all'Hotel Cernia, capita che io incontrando ospiti, artisti, musicisti, mi invaghisca tremendamente della loro umanità e in un soffio entrino a far parte della mia "famiglia". Nella fattispecie, quindi, il caro amico che mi ha chiamato a Novembre, è Fabrizio, un vulcanico batterista pittore siciliano che ho avuto il piacere di incontrare qualche anno fa proprio in hotel, dove si esibì con il suo quartetto jazz. Durante la telefonata, ho appreso che il mio amico stava organizzando un tour nel centro Italia e che una data era prevista a Pisotoia. Pistoia??
 In un attimo ho realizzato che Marco, un altro mio amico, gestisce una struttura proprio lì vicino, e che sarebbe stato fantastico poter provare a realizzare un incontro di persone, affetti, storie, legati a doppio filo al Cernia (perché avrei contattato gli ospiti, che nel tempo sono diventati amici, dell'hotel) ma fuori dall'albergo, proprio nel Frantoio di Colle Alberto dove lavora Marco. In un attimo è stato tutto un frullar di telefonate, mail, contatti, proposte e, senza che me ne rendessi conto, è nato il #cerniatour ovvero la possibilità di fare incontrare le persone e gli affetti che si sono creati all'isola d'Elba ma a Pistoia, in un'altra struttura, facendo esibire gli amici jazzisti dopo una cena preparata dal nostro cuoco. In pratica, le persone sarebbero state le stesse (e quindi abbiamo esportato anche la nostra cucina emotiva) ma il luogo sarebbe stato completamente diverso. Distese di campi e ulivi vs. il mare cristallino dell'Elba e il giardino del Cernia e in un attimo ho capito che avrei avuto modo di provare personalmente quanto aveva scritto Pessoa, riguardo ai luoghi, ai viaggi e alle persone.
Il risultato è stato a dir poco entusiasmante perché in un brevissimo lasso di tempo non solo mi sono sentita a casa in un luogo (tra l'altro la struttura è bellissima, dateci un'occhiata qui) mai visto prima, ma mi son trovata ad accompagnare in camera gli amici, ad accoglierli al loro arrivo, a mangiare alla stessa tavola con loro proprio come accade in hotel.

 












In pochissimo tempo, mi è stato chiaro che la magia che pervade l'albergo, è il risultato di un incrocio umano straordinario che ha la virtù di procurare gioia e benessere non solo in chi ci viene ma anche in chi, come me ci lavora. Ho avuto quindi la assoluta certezza che i luoghi sono "meri" pretesti relazionali, quasi come fossero degli svincoli autostradali, delle aree deputate all'incontro e allo scambio tra persone, storie, vissuti. In questa chiave, riesco a leggere diversamente anche il mio lavoro e ad aggiungere un colore nuovo ad esso. 
Confesso che spesso mi sono sentita dire, in modo più o meno diretto, che quanto facevo era "facile" a farsi, perché mi trovo in un posto meraviglioso (l'isola d'Elba e nello specifico Sant'Andrea che è realmente uno degli angoli più fascinosi dello "scoglio") e lavoro in un bell'albergo e confesso anche che non ho mai replicato a queste affermazioni. La ragione del mio silenzio, è che, pur sussistendo le condizioni di "bellezza" che mi venivano ricordate (a volte con veemenza, lo confesso) non somo mai stata gran chè convinta che la bellezza di per sé bastasse. Il Cerniatour mi aiuta a trovare una risposta e a capire forse ancora meglio dove risieda la magia nel mio lavoro. Se Colle Alberto si trova in un tratto di campagna pistoiese molto bella e la struttura, di per sé, è piena di fascino perché recentemente ristrutturata con gusto, non credo che l'appeal complessivo del luogo basti a giustificare la "pienezza" vissuta in quei giorni di un piovoso novembre. Niente SPA o trattamenti benessere, intrattenimenti serali o piste sciistiche a motivare il lungo viaggio degli ospiti (che ci hanno raggiunto anche da Roma e Torino) ma un solo, insostituibile ingrediente: l'incontro. 

 A Colle Alberto, abbiamo vissuto due giorni di affetto, circondati dalle attenzioni di Marco che si è adoperato mettendosi in gioco in una avventura del tutto nuova per lui, e in un attimo ci siamo trovati tra i banchi del mercato a fare la spesa dai contadini, dietro ai fornelli ad aiutare Michele, il cuoco, in sala da pranzo ad apparecchiare e infine tutti insieme a colazione per un pieno di buoni propositi. Non amo il Natale, purtroppo fin da quando sono piccola, ma se dovessi immaginarmene uno, somiglierebbe ai miei giorni a Pistoia. Non raccontatemi balle: i luoghi, così come i viaggi, li fanno le persone e io ne conosco di straordinarie, parola mia.



mercoledì 28 novembre 2012

Tutto pronto (ma quando mai)

Accipicchia, un compleanno così intensamente denso di emozioni non mi era mai capitato!
Si perché oggi è la vigilia del Grande ed Atteso evento che unisce e riunisce persone, esperienze, sensibilità, aspettative e voglia di comunicare e li mette tutti alla Fortezza da Basso di Firenze per due giorni. L'occasione? L'evento dedicato al travel 2.0 più importante in Europa, meglio conosciuto come BTO, che quest'anno per me si veste di molteplici significati.

Infatti,  se l'Hotel Cernia è arrivato in finale ai Social Media Haward (il primo premio nazionale per le eccellenze in materia di comunicazione turistica) e domani avverrano le premiazioni alla presenza di Syusy Blady e Patrizio Roversi, il giorno dopo sono stata invitata a parlare di come e quanto i social media mi aiutino nel "metterci cuore" in quello che faccio. Mi propongo quindi di provare a spiegare come e perchè nei social io mi senta a casa, inserita in un contesto assolutamente normale, comodo e "quotidiano"; sullo sfondo dei miei ragionamenti,  tutti gli incontri e le esperienze "fondanti" di questi ultimi anni.
A proposito di magia e di incontri: guardate  questo video, girato praticamente nottetempo, da un gruppo di ragazzi  uniti dalla passione per quello che fanno e desiderosi di gridare al mondo intero che "WE LOVE AND TRUST BTO". Ah, come al solito ci ho messo la faccia, eh?! :)

mercoledì 21 novembre 2012

Fravola

 
Non si può scegliere il proprio destino ma si può andare a fondo del proprio desiderio. Anche in catene c'è per ciascuno di noi questo spazio libero che nessuno ci può togliere. Quello che conta è avere emozioni potenti, anche la sconfitta se sentita profondamente diventa una vittoria, quello che conta è sentire il miracolo di esistere.

(R.Benigni)
Come inizio non c'è male: da "fraelba" a "fravola", da una constatazione di luogo a un augurio malcelato.
Francesca viaggia si sposta, cambia, cresce, lascia un pezzetto di sè per fare spazio a quel  qualcosa di nuovo che verrà.
 Dagli entusiasmi "giovanili" di una donna  con una "fissa dimora" (l'isola d'Elba) in piena esplorazione di sè e di un  mondo  che le è sempre parso un "giardino incantato", ai pensieri più sussurrati, di una che, alla vigilia dei 40 anni, capisce che le maniche deve ancora iniziare a rimboccarsele e che la dimora in realtà non l'ha mai avuta. Del resto gitane si nasce e la vita ti da l'occasione di scoprirlo, a patto che tu le lasci le porte aperte.
Pensieri, letture, intuizioni che balenano nella notte, esperienze di vita e di lavoro, disordinatamente  mescolate in modo casuale e confuso (quando si dice: "di necessità virtù") ma anche espressioni artistiche, comunicazione, tanto social e new technologies, passando per la cucina e la trafelata esistenza di "una che è anche mamma di una ragazzina alle prese con le prime scperte pre-adolescenziali".
Un tentativo ragionato (ma anche no) per capire la strada percorsa fin qui e quella da imboccare, forte dell'esperienza ad oggi acquisita e di questo nuovo sguardo sul mondo.

Bentrovata, FRA: VOLA!