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mercoledì 8 maggio 2013

Tras-Loco su www.fravola.it: arrivano le esperienze di digital coaching in Toscana



Ciao, ho cambiato casa da un po': la strada  la proseguo su fravola.it


Se ti va, seguimi lì: ti racconto dei miei progetti di digital & life coaching, delle mie esperienze in natura e della mia vita tra l'isola d'Elba e la campagna toscana :)






Ti aspetto :)

giovedì 21 febbraio 2013

Cashmerecolcuore su un'isola





Quest'isola è pazzesca. Non finisci di scoprirla e di scovare negli angoli più impensati, persone follemente innamorate di Lei che lavorano con grande dedizione, creano con insaziabile fantasia ed estro, conducono una vita lontana dai riflettori ma intensamente dedicata al "fare con amore". Io credo alla magia dei luoghi. Penso cioè che non è vero che tutti i luoghi sono uguali anche se, a livello macroscopico, le dinamiche sociali si somigliano. Noi siamo come piante: fioriamo e germogliamo più generosamente se collocate in un luogo con terreno fertile e buona esposizione. L'Elba è un terreno straordinario per la coltivazione dei talenti, per il fiorire delle passioni nascoste perché regala ispirazione e struggimento attraverso i suoi paesaggi o l'alternarsi accentuato, quasi violento, delle stagioni e perché è isola. Sono convinta che tutti, almeno una volta nella vita, dovrebbero abitare su un'isola, grande o piccola che sia. Su un'isola il confronto con il senso del limite è un quotidinao esercizio di consapevolezza che si affina attraverso una percezione di solitudine che tutto permea e che non è mancanza ma risorsa. L'isola insegna il valore del tempo che qua diventa liquido, quasi inconsistente: mentre le ore e i giorni sono scanditi dal correre delle nuvole o dal sospiro del vento, è il mare a decidere le nostre sorti e a renderci flessibili, perché quando è in collera chiude i collegamenti con la terra ferma, ci sputa in faccia il senso del limite. In un periodo in cui mi trovo con mia sorpresa a rinsaldare il mio amore per questo luogo a tratti aspro e crudo, nel suo essere vero, colleziono incontri folgoranti.
Marina Sala, la regina di quello che io definisco cashmerecolcuore, in realtà è un'amica da tempo ma solo oggi sono riuscita a entrare nel suo regno.


Entrare nel laboratorio di Marina, è stato un viaggio a ritroso nel tempo, in un'infanzia in cui esistevano ancora i laboratori artigianali, le maglierie, e mercerie piene di rocchetti  di filo colorato

  e le scatole piene di bottoni di ogni forma e misura, i manichini pieni di spilli con il metro da sarta a pendere da una spalla. E' stato emozionante respirare l'aria della passione per un mestiere e sottolineo mestiere, tramandato di madre in figlia che Marina ha saputo interpretare a suo modo, arricchendolo della sua creatività ed estro. Fin da subito mi è stato chiaro che stavamo parlando di una "chiamata" e non di un "lavoro". Ho capito cioè che Marina ha seguito le orme della madre per passione e che attorno a questo sentire si è cucita (è il caso di dirlo) un'esistenza fatta di amore per un'attività sartoriale artigianale coraggiosa, perchè nel periodo in cui tutti andavano verso l'omologazione industriale, lei ha scelto la strada del suo talento che come sempre accade fa rima con dedizione, cura e sacrificio.
Ho sempre apprezzato la sua creatività e il suo indiscusso buongusto, uniti alla scelta di filati di assoluta qualità ma mancava un tassello importante alla conoscenza del suo lavoro che è proprio il "dietro le quinte" del suo mestiere.



Penso infatti che i laboratori abbiano la capacità di parlare la lingua del cuore e della dedizione di chi si esprime "facendo" e che limitarsi a vedere il prodotto finito, nel pur suggestivo punto vendita, non renda giustizia allo sforzo completo.
Concludo con una piccola confessione: Marina non sa con quanta attenzione e gratitudine io osservassi le sue mani affusolate mentre mi parlava. Mi commuove ogni forma di condivisione, ogni occasione che le persone trovano per esprimere il proprio talento, la propria magica unicità e lei lo fa attraverso un uso consapevole ed esperto delle sue mani che, per questo, non ho smesso di ringraziare sottovoce mentre la ascoltavo.
Grazie Marina, che nel nome porti la tua vocazione isolana, grazie perché ci sei,   grazie perchè esprimi la tua ricca creatività su questo piccolo scoglio che molti conoscono per il sole e per il mare e che invece scopro ogni giorno di più, essere un vero e proprio scrigno di ricchezze e talenti umani.






martedì 19 febbraio 2013

Mafe, Luca, le soglie e la crisi

Insperato e inatteso, fortuito e benedetto mi è arrivato in regalo da Mafe "il diritto di stare male, essere egoista e di arrabbiarmi, ogni tanto, per poi accettare che possiamo migliorare tutti, anche io e che "essere se stessi" non è il traguardo, è il punto da cui partiamo tutti".
E' un regalo prezioso, che insegna il valore dell'esperienza come viatico per la conoscenza, dell'introspezione  come balzo necessario per spiccare il volo.
Un balzo che si rende indispensabile e che passa attraverso la mia capacità di tagliare un cordone ombelicale emotivo con quanto è stato, per cercare nuovi lidi e altre forme espressive. Del resto "la soglia è interpretata come un passaggio obbligato non solo perché ci è inflitto dalla vita ma anche perché decidiamo di farci carico del frangente che stiamo attraversando; decidiamo, insomma, di essere, anche se nostro malgrado, protagonisti del dramma che stiamo vivendo".
Nel farlo, saluterò questi luoghi e la mia vecchia casa festeggiando quanto più possibile con le persone e gli incontri che hanno reso importanti questi anni di crescita. A incoraggiarmi in questa direzione, un incontro folgorante con una delle tante persone che amano l'Elba silenziosamente  e profondamente e che dedicano il loro tempo, la loro creatività e le loro energie alle proprie passioni. Si tratta di Luca Polesi, maestro d'arte visionario, direi io, perché ha il raro dono di saper guardare oltre le apparenze per immaginare forme e composizioni di materiali (rigorosamente riciclati) audaci e creativi, regalando una seconda vita alle cose.


Dedicherò a Luca uno spazio più ampio nei miei racconti ma al momento sento che quest'incontro e l'emozione che mi ha suscitato, mi aiutano a ad affrontare con la giusta energia e dose di entusiasmo un saluto all'Hotel Cernia per come vorrei che fosse: pieno di amore e gratitudine per quest'isola ma onesto, senza cocci in tasca, a tratti velato della tristezza che ammanta i saluti commossi. Ci saranno eventi e incontri e persone da conoscere e passioni da condividere e soprattutto una grande e spudorata dichiarazione d'amore per l'Elba, capace di sedurre moltissime persone che con grande creatività si impegnano a restituirle bellezza attraverso le loro opere.
L'isola viaggerà con me, ovunque io sia diretta e insieme a lei, tutti gli sguardi sinceri e puliti di chi come me, la ama e ne sogna un destino migliore di quello attuale.
A Mafe de Baggis e alla sua straordinaria limpidezza di pensiero, dedico queste mie righe tumultuose, con l'impegno di fare tesoro di tutto ciò che mi ha portato fin qui perché "La crisi (...) può diventare un’occasione per cogliere l’intensità del momento e per descrivere il mondo in un modo nuovo o restare un evento senza senso, subito e non compreso. Qualcosa che non ci farà cambiare perché non saremo riusciti a raccontarlo e a leggerlo o qualcosa che ci trasformerà perché saremo riusciti ad usarne l’intensità.”
Grazie Mafe, ti aspetto.

lunedì 28 gennaio 2013

L'isolAmare di Francesca Groppelli

E pensare che ieri c'era un bel solicello e io ero lontana e sognavo la mia amata, le sue spiagge selvagge, le rocce assolate, i sentieri boscosi e oggi, che sono tornata sull'isola, è tutto un piovere nebbioso. Non crediate, anche oggi ha il suo perché.
Una tazza fumante di orzo, le candele di rito accese e per me si spalancano le porte del Paradiso e  sono pronta per la prima storia di isolAmare.
L'avevo detto, no? Mi piace l'idea che di un posto, al di là del numero delle spiagge, dei campeggi e dei locali serali aperti, si racconti la vita, le passioni, le esperienza di chi la vive, la ama, se ne prende cura, affinché il racconto diventi credibile e soprattutto si colori delle emozioni delle persone (perché, si sa, i luoghi li fanno le persone). Molti conoscono la vocazione minerari dell'isola, tanti associano all'idea dell'Elba quella di Napoleone e parecchi hanno sentito dire che qui si produce un ottimo vino passito (l'ha detto pure Mina, figuriamoci) 


ma quanti sanno che quest'isola ha la fortuna di essere profondamente amata da moltissime persone che da lei si lasciano ispirare?
Il racconto di isolAmare inizia con Francesca Groppelli, mia omonima, come me non nativa dell'isola ma assolutamente e inguaribilmente affetta da elbanitudine. Ho scelto di iniziare con Francesca perché è una donna che impegna molte energie e competenze nel cercare di tenere unito il contesto culturale dell'Isola e perché condivido pienamente la sua idea secondo la quale ciò che si riceve in qualche modo lo si restituisce e quest'isola, giuro, trabocca bellezza.




Francesca, solo 4 domande. Per iniziare, raccontaci chi sei
"Mi chiamo Francesca Groppelli, sono un' artista.Dopo gli studi di Pittura in Accademia a Milano, mi sono occupata di arte nella mia città d'origine,
Crema, in provincia di Cremona.
Nel 1983 ho ideato insieme al critico d'arte Paolo Ferrari la rassegna “Opera Aperta”. Hanno
partecipato diversi artisti, poeti, musicisti e un convegno sullo stato dell'arte contemporanea. Da tempo come artista ero “uscita” dallo spazio della tela che usa il pittore. Ne è risultata l'esigenza
di prendere possesso di uno spazio più ampio; di occupare con l'arte muri, piazze, luoghi della città.
All'interno del progetto il mio intervento è stato una installazione, “Agorà, che aveva l'intento tramite una proiezione di immagini di opere in restauro, di riqualificare e valorizzare un “luogo”, il Mercato Austroungarico a Crema. Uno spazio cittadino pubblico, un luogo deputato all'incontro e allo scambio delle merci in completo stato di abbandono. L'obiettivo che mi ero proposta era di sensibilizzare le persone alla salvaguardi ed al restauro dell'opera d'arte, (in quel caso una architettura) e dei beni artistici, dando loro nuovamente vita. Da quell'intervento è partita una riconsiderazione di quel pezzo di città “abbandonata” e ora a distanza di anni quel luogo viene utilizzato per interessanti mostre d'arte".

 


Da Crema all'Elba, perché?
"Sono arrivata all'Elba 27 anni fa. Ho amato l'isola da subito..... allora insegnavo e questo mi permetteva di passare sull'isola molto tempo. La spiaggia delle “Viste” era il luogo dove trascorrevo le mie giornate, guardando il mare, ma sopratutto lo Scoglietto. Alcuni anni fa, per amore, mi ci sono trasferita. C'è forse una ragione particolare per cui l'isola e l'acqua che la circonda attira a se le persone in ricerca e desiderose di sviluppare al meglio le proprie capacità? Parecchi artisti come me hanno deciso di vivere all'Elba o di soggiornarvi a lungo. Ora penso che anche il magnetismo delle sue rocce attiri a se con grande energia".


 
L'Elba per TE, puoi descrivercela? 
Da sempre penso che quello che una persona riceve debba restituirlo.
Per questo motivo ho fondato l'associazione culturale ArteElba, con l'intento di valorizzare il
territorio e di promuovere l'arte sull'isola.
Nel 2010 ho ideato e curato per il Comune di Portoferraio il Premio “Elba Arte Donna”,  per dare
visibilità al lavoro delle artiste presenti sull'isola.
Il Premio che ormai è diventato un appuntamento fisso, si svolge tutti gli anni a Marzo al Centro
Culturale De Laugier. In questi anni tante artiste, tante personalità di donne rivelate attraverso l'arte
che, come rammentano i dizionari, è un sostantivo femminile.
Per approfondire concretamente cosa un artista può dare a una città e a una comunità attraverso una
sinergia con l'organismo pubblico, posso raccontare inoltre il progetto NONSOLOARTE.
Una serie di mostre e incontri culturali che hanno animato le serate domenicali estive che si sono
svolte presso la Sede della Lega Navale Italiana a Portoferraio, in collaborazione con il Comune.
NONSOLOARTE ha portato alla rivalorizzazione culturale, ambientale, artistica, sociale di un
luogo, il Grigolo. Un intervento di Arte Pubblica teso a preservare un “luogo” di vita, dove la gente
può comunicare, giocare, riposare e contemplare! Stare Bene. La scrittura mi obbliga ad interrogarmi sul mio significato di essere artista. L'essere immersa completamente in quello che sto facendo, una vita dedicata a una idea di arte che non è legata al mercato, ma è espansione del proprio essere. Oggi per me l'Elba è motivo d'amore, per la sua cultura e la sua natura.
L'intera isola è disseminata di tracce che ci provengono dal passato. L'Elba è stata frequentata da grandi artisti. Nel 1926 vi ha soggiornato come turista per un periodo di riposo il grande artista svizzero Paul Klee. Egli visita l'Elba perché ci si può vivere tranquilli, immersi nella natura e nella bellezza. Un “luogo dell'anima”.... Il viaggio di Klee non fu solo fisico, ma d'esplorazione interiore, tra terra-mare e spirito; una ricerca che forse non ha uguali nella storia dell'arte moderna. Ho studiato e amato la poetica di questo artista e l'isola me lo ha fatto rincontrare. L'isola è quindi anche per me “scelta di vita”, “viaggio di scoperta” verso le origini, verso l'essere."




Per finire, Francesca, mi piace l'idea che isolAmare sia un passaparola di passioni e che ognuno partecipasse attivamente alla costituzione di questo girotondo di umanità e sensibilità unite dal grande amore per l'Elba. Quindi, prima di salutarti e ringraziarti di cuore per la disponibilità, ti chiedo, adesso vorresti che raccontassi l'isolAmare di Chi? E perché?
"Dico Claudia Lanzoni perchè credo che sia una persona con tanto cuore e che ami l'Elba, da non elbana, quanto me. Quello che sta facendo per Capoliveri non è solo lavoro."

Ammiro molto l'impegno di Claudia Lanzoni e in tutta onestà (ma non ditelo in giro) sono felice di continuare a raccontare di donne (del resto l'isola è femminile). Sarà un piacere continuare la storia di isolAmore ma una cosa è già evidente: qui il filo rosso è la passione!

venerdì 25 gennaio 2013

IsolAmare chi è?

Appena nata, la nuova comunità isolana  su facebook, ha attratto curiosità di ogni genere e soprattutto ha ricevuto un abbondante flusso di messaggi, poesie, immagini che gli isolamanti hanno sentito il desiderio di condividere.

Segno inequivocabile che la comunità esiste al di fuori del social network e che pullula di creatività e bell'umanità che si raccoglie sotto un unico, grande, stimolante tetto: l'Isola d'Elba, musa ispiratrice di una grande varietà di espressioni artistiche.
A suggerirmi l'idea di questa comunità, il mio malcelato desiderio di raccontare l'isola a più voci, attraverso lo sguardo dei tanti che, come me, la amano e a lei si ispirano nel dare voce e corpo alla propria creatività.
Io credo ai posti del cuore, a quei luoghi cioè che per la loro straordinaria commistione di bella umanità, suggestioni naturalistiche e buone energie, sono capaci di regalare a chi li incontri un senso di benessere che perdura nel tempo, a dispetto della distanza fisica.
L'Isola d'Elba è, secondo me, uno di questi luoghi e a suggerirmi che non sono la sola a sentirmene visceralmente attratta, il felice pullulare di espressioni artistiche che mi piacerebbe fossero il filo rosso del racconto di un territorio che in prima battuta è vissuto e amato da chi lo propone ai possibili fruitori. Quello che mi piacerebbe esprimere attraverso la neonata comunità, è che l'Elba prima ancora di essere una destinazione turistica di indubbio fascino, è un luogo che attrae umanità varia unita da un comune sentire per l'isola e che difficilmente si esprime attraverso i "canali turistici", perché parla la lingua semplice di un quotidiano vissuto a riparo dal clamore cittadino, tra baie tranquille e risacca di mare, in mezzo a ginestre in fiore e ripidi sentieri scavati del granito, o ancora tra vecchie miniere e laghi di acqua sulfurea. L'Elba è in primo luogo varietà, un coacervo unico di storie, tradizioni, microclimi, endemismi, veri e propri luoghi di culto geologico che negli anni le varie guide turistiche hanno raccontato in modo più o meno esaustivo ma pure sempre distante da quello che è il cuore pulsante dell'isola: la passione dei suoi abitanti. 
Ecco che mentre inizio a dare forma a quest'idea, mi sorprendono gli struggenti versi di Alessandra Palombo che racconta il suo Iomare mentre Cristina Spinetti ci offre il suo sguardo sull'Elba e ho la conferma di quanto generoso e desideroso di esprimersi sia il contesto elbano.
Vi invito quindi a partecipare a questa Social dichiarazione d'Amore per un'isola che sento più il bisogno di raccontare attraverso gli occhi e il cuore delle persone che la vivono e che non sempre si sono riconosciute nei modi in cui è stata presentata.
Grazie fin da ora per i messaggi di stima e di solidarietà che copiosi mi stanno arrivando: segno che l'Elba ha un gran bel cuore che batte forte.
La donna dell’isola
è donna di ghiaia di riva rappresa,

è donna di mare
rena che sparse il suo sale
sul manto marino

è occhi innocenti arrossati,
sale asperso dal moto di libere onde,

è tempo che entra ed esce dal cosmo,
al variare del vento,

è amore sulla rena
della piccola spiaggia,
sotto cori invocanti la pioggia.

La donna di mare è uno strano animale,
oltre il canale allunga il suo sguardo
e poi si ritrae

oltre l’alone solare, oltre l’ibisco
si stende supina

la donna dell’isola
è la Signora dell’acqua
è isola stessa.

Ella muta e rimane se stessa.
(Alessandra Palombo)



giovedì 24 gennaio 2013

Emozionare è un'arte




Lo ammetto, sono esigente.
Vabè, sono esigente, testarda, insaziabilmente protesa a migliorare e pure rompiscatole (giuro, i ragazzi che lavorano con me condividono e probabilmente potrebbero rincarare la dose).
Eppure questo qua, questo cuoco che lavora da noi, testardo più di me, che non ha mai smesso di credere nel suo progetto creativo, ce l'ha fatta (non a farmi cambiare idea ma ad addolcirla, arricchendola di spunti nuovi). Il cuoco in questione è Michele Nardi e quello che si è inventato è ammirevole perché dimostra una non comune capacità espressiva, per cui ne parlo.
La premessa necessaria al mio racconto, è che Michele è stato da me "scelto" grazie a una inspiegabile intuizione che aveva per protagonisti un pentolino di latte, qualche uovo, manciate di farina, zucchero e, soprattutto, il rosmarino dell'isola. All'epoca seguivo infatti un corso di cucina tenuto proprio dal Nardi che era, non dico noioso, (rischierei di giocarmi la collaborazione del sopracitato cuoco) ma "ordinario" si. Si trattava di un corso di cucina tipica elbana, che riproponeva le ricette locali e che a mio avviso peccava di non sufficiente territorialità. Cosa ne era infatti dello straordinaria varietà di piante selvatiche eduli? Perchè non usarle a completamento delle preparazioni? Ero certa che "i vecchi", alle cui ricette era ispirato il corso, ne facessero largo uso: per cui, perché non inserirle? Il mio amore per le erbe selvatiche meriterebbe un post, nel senso che è di lunga data e che molti sono gli elementi che lo compongono ma vi basti sapere che, per la testardaggine di cui sopra, continuavo a portare al corso di cucina erbe selvatiche che avremmo potuto "casualmente" usare. Non so dirvi a tutt'oggi se vinse la stanchezza o la voglia di sperimentare, tant'è che un giorno Michele mi disse di aver preparato una crema con il rosmarino selvatico che avevo portato.
Fu luce!
Quella notizia mi spalancò le porte di nuovi mondi, la possibilità di sperimentare, creare, proporre la meravigliosa ricchezza della nostra isola nei piatti che andavamo proponendo in albergo.... fu così che lo "ingaggiammo".
Da quel tempo son passati anni, molti piatti, tante cene, infinite occasioni di confronto e conoscenza reciproca e fu chiaro fin da subito, in realtà, che Michele fosse un cuoco atipico (no, non siate ironici: mica perché ha il coraggio di lavorare da noi a un progetto assai fantasioso come la "cucina emotiva") ma perché coltivava una gran varietà di interessi e una singolare poliedricità creativa. In soldoni: ha una manualità invidiabile e la capacità di trasferire la sua individualità e le sue emozioni in quanto crea (piatti inclusi, per cui vi aspetto a cena da noi) . Tra i suoi vari interessi, spicca quello per la pittura che ultimamente ha incontrato anche la scultura dell'ulivo.
Personalmente ho sempre avuto un approccio molto critico alle sue opere ma quello che davvero mi commuove guardandole è, da un lato, l'amore per quest'isola, dall'altro, la straordinaria capacità di vedere, intuire, leggere tra i nodi del legno o le pieghe di un'onda, un'infinità di storie, situazioni, racconti, mondi paralleli che di fatto, fanno del Nardi un cantastorie immaginifico. Credo che ognuno di noi abbia un dono e che riconoscerlo, valorizzarlo, amarlo, sia un impegno lungo una vita, per cui ogni qual volta io intuisca o riconosca negli altri lo sforzo di ricerca, provo un grande rispetto per questo impegno e, da buona ciarliera, amo condividere questo sentire.
Non sono qui a disquisire di tecnica espressiva né di gusto (che peraltro è personale) ma di passione e di amore per un territorio al quale scopro, solo ultimamente, di essere legata in modo viscerale anche io, quasi come che l'isola si trasformasse nottetempo in una spietata e ammaliante Circe che lega a sè i naufraghi che, come me, vi sono approdati.
Spesso mi sono interrogata sul concetto di arte e solo ora inizio a capire che alla fine si tratta di una definizione, un modo per recintare uno spazio nel quale includere alcuni ed escludere altri. Io però, che amo mantenere uno sguardo olistico sulla realtà, ho capito che preferisco stare alla larga da queste definizioni che tagliano, escludono, separano, per dedicarmi a concetti più "rotondi" come emozione, dedizione, immaginazione, creatività che, in effetti, ritrovo in questi lavori.
Ho avuto occasione di scriverlo a più riprese qui e altrove: per me la differenza la fanno sempre le persone, lo straordinario bagaglio di storie che portano con sé, quasi fosse uno scrigno prezioso, e quindi benedico ogni occasione di condivisione dello stesso. Curiosi di vedere  lo scrigno di Michele? Cliccate qua e buon viaggio :)


giovedì 17 gennaio 2013

Torniamo a guardare le stelle


Questa mattina sono andata in città (questa parola, essendo fiorentina di nascita, mi diverte sempre un pò perché è  chiaro che qui, sull'isola, le "città" come ve le intendete voi, non ci sono). Insomma, immaginatevelo come volete, ma sono andata nel paese più importante dell'isola, dove si va per sbrigare faccende, incontrare un'amica per un caffè o semplicemente per infilarsi un paio di scarpe e attraversare le strade sulle striscie (ok, faccio coming out: i miei piedi  vivono in simbiosi  con le Birkestock  perchè loro, come me, sono ribelli di natura e detestano le costrizioni).
Arrivata a Portoferraio, ho avuto una strana sensazione che strideva con quella di inizio mattina quando, inebetita, mi sono fermata a guardare l'Elba svegliarsi. Si, perché ogni giorno, giuro, è diverso. Ogni mattina (che sia accigliata, serena, ventosa, striata di nuvole o accecante di sole) Lei - l'Elba -  mi innamora.


Dico sul serio, fatico a capacitarmente: è una sensazione indescrivibile, un misto di emozione, bellezza che mi sopraffà e totale incanto. Credo sia un privilegio, oltre che una crescente necessità visti i tempi, vivere in un contesto in cui la Natura è così forte e permea ogni istante della giornata perché davvero, Lei, è la sola depositaria di risposte che non si possono trovare altrove (sempre che non si desideri incappare in pagliativi, per carità!).
In effetti la sensazione che ho avuto in "città" questa mattina, era di segno diverso, lo confesso: sono molte le attività che chiudono e che espongono cartelli di liquidazione totale e nei bar si parla della difficoltà di questi momenti e delle prospettive incerte per il futuro. A rincarare la dose, mentre rientravo in macchina, alla radio un giornalista commentava di come e quanto i dibattiti politici in tv negli anni si siano allontanati dai temi ideologici per abbracciare quelli da drogheria (in effetti, è tutto un parlar di aumenti, tasse e caro vita).
Credo di aver somatizzato tutte queste sensazioni e in breve tempo, arrivata a casa, ho accusato uno strano malessere che ho cercato di placare andando a correre sulla spiaggia.
Di nuovo, d'improvviso, la bellezza. Di nuovo, più forte di me, un senso di pace, di perfezione, di consolazione, mentre i problemi (che sia chiaro, esistono e ci riguardano tutti da vicino) si allontanavano.


In quel prezioso istante, ho messo a fuoco l'idea - che in realtà non mi ha mai abbandonato - che davvero questa crisi sia benedetta. Quando riesco a "centrarmi" e a stare con me, non riesco a tutti gli effetti a temere la difficoltà del momento, perchè mi vince la sensazione che si stia vivendo un tempo di passaggio estremamente importante affinché si costituiscano equilibri nuovi, con basi solide e non di argilla. La  società dei consumi ha scambiato l'essenza del benessere con un ammasso informe e mai sufficentemente appagante, di bisogni materiali che sfuggono al nostro controllo perché indipendenti dalle nostre capacità interiori e che ci spingono a desiderare ancora e sempre di più.  Non si può avere paura di lasciare andare una società che rende gli uomini schiavi di bisogni indotti ed effimeri, senza peraltro educarli a riconoscere nella ricchezza interiore, come nella bellezza del creato, la  vera essenza dell'essere. A ben pensarci, non poteva che essere così e possiamo ritenerci fortunati perchè siamo i pionieri di una nuova era, quella della consapevolezza. In questo senso io credo che sia una fortuna vivere in un contesto in cui la Natura sia così forte e presente nel quotidiano, perché è da essa che possiamo attingere forze, energie ed ispirazione per iniziare a immaginare il mondo che verrà, superata la crisi. Siamo stati bravi ad affollarci l'esistenza con bisogni di plastica e relazioni di cartone, adesso la sfida è vuotare gli armadi, smetterla di "tenere a tutti costi" e sviluppare una fiduciosa attitudine verso ciò che di nuovo sta già bussando alle nostre porte. Del resto, se  in questi anni ci hanno insegnato a "desiderare" (una macchina, un vestito, un viaggio, un marito) che etimologicamente parlando significa "smettere di guardare le stelle a scopo augurale", io spero vivamente che si possa tornare quanto prima a guardare insieme le stelle, augurandoci un futuro prospero e luminoso.

martedì 15 gennaio 2013

Ci vuol tempo e spazio e molta leggerezza per amare i social network


Oggi pensavo che ci vuol tempo e spazio, per sentire, per capire, per lasciare andare ma lasciare anche entrare. Insomma, ci vuole una buona dose di leggerezza e una disposizione d'animo aperta, curiosa, per amare i social network e continuare a guardare alla propria quotidianità con occhi sempre nuovi e in questo, lo ammetto, l'isola d'Elba aiuta.
Complice la bellissima giornata, ho deciso di percorrere un sentiero che da tempo avrei voluto fare e ho scoperto angoli di raro fascino e quiete, insenature selvagge, tratti di costa dai colori cangianti e sempre tanto mare cristallino sotto a un girotondo di gabbiani curiosi.
Per me però la bellezza diventa tale e piena solo quando riesco a condividerla, a gioirne insieme alle persone vicine, a trasmettere loro quella vibrazione (l'emozione, appunto) che avverto davanti a un panorama, a un profumo, a un colore che invade rapidamente i miei occhi.


Ecco perchè amo i social network ed ecco come mi piace usarli: per "dividere" con altri una passeggiata, un sentiero, un panino in riva al mare, il profumo del sottobosco umido, tutta la fortuna che sento in cuor mio di avere a vivere in un posto baciato dalla bellezza di una Natura generosa, selvaggia e rigogliosa. Strano a dirsi, ma mentre cammino, mentre trattengo il fiato davanti a una scogliera, la mia emozione si fa ancora più intensa al pensiero che quello scorcio, quel colore di roccia, quello sbattere delle onde in quanlche modo arriveranno nelle case delle persone che viaggiano (non ditemi virtualmente, vi prego, ché il sentire è tutt'altro che virtuale e che diamine!) con me.


Questo è il facebook che vorrei. Un diario di bordo da sfogliare con gli amici, piuttosto che una vetrina di link e di tag che non mi appartengono. Uno spazio intimo, sebbene pubblico (perché l'intimità non è legata ai numeri, bensì al sentire) nel quale riversare bellezza, emozione, indignazione, riflessioni, giorni si, giorni no, momenti ni, leggerezza e qualche nuvola di passaggio.
Non vogliatemene se inarco il sopracciglio di fronte ad inviti che non hanno alcun legame con me, o a link che vedo pubblicare sulla mia timeline senza che sia io a sceglierli... perchè questo modo di comunicare non mi appartiene. Credo che ognuno abbia diritto a comunicarsi come meglio crede e so che chiedere che si commenti un post o che si pubblicizzi con amici una pagina, è una pratica legittima e forse diffusa, ma non è la mia. Io penso che la vera rivoluzione culturale che i social hanno portato, sia proprio la potenziale autenticità dei messaggi che si sceglie di condividere, frutto di soggettive emozioni che, in quanto tali, diventano potenti ambasciatrici di modi di essere e di stare al mondo, e difendo, con tutta me stessa, questo aspetto genuino. Quando condivido un pensiero, un'emozione o un racconto, sento gioia nel farlo e non credo che questa sia legata al numero di like che riceve. Credo cioè che il mio piacere sia un mio bene inalienabile, e che il percepire che è condiviso può rafforzarlo, darmi gioia, ma non può sostituirsi al motivo principale per cui comunico. Ogni post rappresenta per me un messaggio nella bottiglia, che lascio libero di viaggiare nella rete senza troppo pensare: mi abbandono al piacere di sentire e di poter condividere e con ciò conquisto un meraviglioso senso di leggerezza. Proprio vero: l'essenziale è invisibile agli occhi...


domenica 9 dicembre 2012

Elba. Per Tutte volte che...

Oggi ho camminato l'Elba e come spesso mi capita, l'ho guardata con occhi diversi.

Ogni giorno abbiamo occhi diversi, l'errore più comune che facciamo è dimenticarlo o peggio ancora darlo per scontato e iniziare a guardarci in giro con aria di sufficienza, come di chi, quei luoghi, quelle persone, quelle atmosfere, già li conosce a menadito per cui lo sguardo si trasforma in un rapido sorvolare sommario, distratto, quasi annoiato.
Oggi non mi sono limitata a fare esercizio di "estraneitudine" (guardare cioè ai miei luoghi, come fosse la prima volta che li incrocio) ma ho lasciato che dalle labbra salisse un lieve sussurro, quasi una formula magica, una breve benedizione che mi aiutasse a "lasciare andare"i crucci come i momenti di meraviglia legati a questi luoghi, perché  "mi sto facendo un pò di posto  e che mi aspetto chi lo sa,  che posto vuoto ce n'è stato ce n'è ce ne sarà" (si, canticchiavo anche, lo ammetto).
Ho giocato quindi  al "per tutte le volte che"....

Per tutte le volte che mi hai fatto arrabbiare e che, dopo cinque minuti, ti amavo più di prima


Per tutte le volte che non ti ho capita, che mi sei sembrata sorda e cieca, chiusa, ostinata e scioccamente fiera del tuo essere isola mentre io avrei voluto farti abbracciare l'arcipelago e poi ho capito che eri più forte tu.


Per tutte le volte che con gli occhi appannati di lacrime, ti ho camminata sul lungomare e tu, materna, mi hai sempre accolta e ristorata e solitamente hai sciolto tutto in una fragorosa risata.

Per tutte le volte che ho avuto voglia di sbatterti la porta in faccia urlandoti che sei presuntuosa e senza futuro perché arroccata in un passato che è la tua ricchezza solo se della tua storia impasti il tuo futuro e poi, maledetta Circe, mi hai ammaliata con il tuo indiscutibile fascino.



Per tutte le volte che pensavo di conoscerti e di saperti e tu, maliziosa, mi hai ricordato che non si finisce di scoprire perchè il vero viaggio, proprio vero, consiste nell'avere occhi nuovi



Per quel giorno in cui ho capito che Ulisse non è stato ammaliato dal canto delle sirene ma da quello del mare e ho iniziato ad ascoltare le tue infiinite storie.


Per quando quel giorno a Chiessi ho urlato "Io di qua non vado via, mai" e mi hai insegnato che niente è per sempre o meglio, che in un certo senso tutto lo è, nel mentre che lo vivi, perché ogni istante è per sempre se è così che lo senti. Dunque non indugiare e festeggia, benedici sempre ciò che incontri e fallo con la solennità riservata a ciò che è "per sempre".

Per tutte le sere in cui ti cercherò e capirò che non occorre che ti cerchi perché anche io sono Isola e in te c'è un gran bel pezzo di me.


Per tutte le volte che avrò l'illusione di mettere via un pò di cose e capirò che niente si può mettere via, perchè tutto ciò che ho costruito, ho incontrato e ho amato, viaggia con me.


mercoledì 21 novembre 2012

Fravola

 
Non si può scegliere il proprio destino ma si può andare a fondo del proprio desiderio. Anche in catene c'è per ciascuno di noi questo spazio libero che nessuno ci può togliere. Quello che conta è avere emozioni potenti, anche la sconfitta se sentita profondamente diventa una vittoria, quello che conta è sentire il miracolo di esistere.

(R.Benigni)
Come inizio non c'è male: da "fraelba" a "fravola", da una constatazione di luogo a un augurio malcelato.
Francesca viaggia si sposta, cambia, cresce, lascia un pezzetto di sè per fare spazio a quel  qualcosa di nuovo che verrà.
 Dagli entusiasmi "giovanili" di una donna  con una "fissa dimora" (l'isola d'Elba) in piena esplorazione di sè e di un  mondo  che le è sempre parso un "giardino incantato", ai pensieri più sussurrati, di una che, alla vigilia dei 40 anni, capisce che le maniche deve ancora iniziare a rimboccarsele e che la dimora in realtà non l'ha mai avuta. Del resto gitane si nasce e la vita ti da l'occasione di scoprirlo, a patto che tu le lasci le porte aperte.
Pensieri, letture, intuizioni che balenano nella notte, esperienze di vita e di lavoro, disordinatamente  mescolate in modo casuale e confuso (quando si dice: "di necessità virtù") ma anche espressioni artistiche, comunicazione, tanto social e new technologies, passando per la cucina e la trafelata esistenza di "una che è anche mamma di una ragazzina alle prese con le prime scperte pre-adolescenziali".
Un tentativo ragionato (ma anche no) per capire la strada percorsa fin qui e quella da imboccare, forte dell'esperienza ad oggi acquisita e di questo nuovo sguardo sul mondo.

Bentrovata, FRA: VOLA!