domenica 9 dicembre 2012

Elba. Per Tutte volte che...

Oggi ho camminato l'Elba e come spesso mi capita, l'ho guardata con occhi diversi.

Ogni giorno abbiamo occhi diversi, l'errore più comune che facciamo è dimenticarlo o peggio ancora darlo per scontato e iniziare a guardarci in giro con aria di sufficienza, come di chi, quei luoghi, quelle persone, quelle atmosfere, già li conosce a menadito per cui lo sguardo si trasforma in un rapido sorvolare sommario, distratto, quasi annoiato.
Oggi non mi sono limitata a fare esercizio di "estraneitudine" (guardare cioè ai miei luoghi, come fosse la prima volta che li incrocio) ma ho lasciato che dalle labbra salisse un lieve sussurro, quasi una formula magica, una breve benedizione che mi aiutasse a "lasciare andare"i crucci come i momenti di meraviglia legati a questi luoghi, perché  "mi sto facendo un pò di posto  e che mi aspetto chi lo sa,  che posto vuoto ce n'è stato ce n'è ce ne sarà" (si, canticchiavo anche, lo ammetto).
Ho giocato quindi  al "per tutte le volte che"....

Per tutte le volte che mi hai fatto arrabbiare e che, dopo cinque minuti, ti amavo più di prima


Per tutte le volte che non ti ho capita, che mi sei sembrata sorda e cieca, chiusa, ostinata e scioccamente fiera del tuo essere isola mentre io avrei voluto farti abbracciare l'arcipelago e poi ho capito che eri più forte tu.


Per tutte le volte che con gli occhi appannati di lacrime, ti ho camminata sul lungomare e tu, materna, mi hai sempre accolta e ristorata e solitamente hai sciolto tutto in una fragorosa risata.

Per tutte le volte che ho avuto voglia di sbatterti la porta in faccia urlandoti che sei presuntuosa e senza futuro perché arroccata in un passato che è la tua ricchezza solo se della tua storia impasti il tuo futuro e poi, maledetta Circe, mi hai ammaliata con il tuo indiscutibile fascino.



Per tutte le volte che pensavo di conoscerti e di saperti e tu, maliziosa, mi hai ricordato che non si finisce di scoprire perchè il vero viaggio, proprio vero, consiste nell'avere occhi nuovi



Per quel giorno in cui ho capito che Ulisse non è stato ammaliato dal canto delle sirene ma da quello del mare e ho iniziato ad ascoltare le tue infiinite storie.


Per quando quel giorno a Chiessi ho urlato "Io di qua non vado via, mai" e mi hai insegnato che niente è per sempre o meglio, che in un certo senso tutto lo è, nel mentre che lo vivi, perché ogni istante è per sempre se è così che lo senti. Dunque non indugiare e festeggia, benedici sempre ciò che incontri e fallo con la solennità riservata a ciò che è "per sempre".

Per tutte le sere in cui ti cercherò e capirò che non occorre che ti cerchi perché anche io sono Isola e in te c'è un gran bel pezzo di me.


Per tutte le volte che avrò l'illusione di mettere via un pò di cose e capirò che niente si può mettere via, perchè tutto ciò che ho costruito, ho incontrato e ho amato, viaggia con me.