sabato 13 aprile 2013

TemporaneaMente con Cuore Permanente

Ci sono serate illuminanti.
Serate che non lo sai nemmeno tu perché e per come: ti trovi con due donne che conosci pochissimo, la magia di un'ottima cena, il calore di una casa accogliente,  manciate di sintonia, affinità nelle sbucciature, qualche slabbro di troppo che non ha smorzato la luce degli occhi e un comune amore per un'isola che ha davvero il grande pregio di offrire  bellezza a profusione e tantissima ispirazione.
Ti trovi, dicevo, a bere un buon bicchiere di vino (amiamo lo stesso bianco, è stata sintonia anche enologica!) e così, quasi per caso, inciampi in riflessioni profonde e finisci con il mettere a fuoco le tue stesse parole, capovolgendone il senso.

People first, quante volte l'ho scritto e l'ho ripetuto. Insomma, con quanta costanza non ho fatto altro che ripetermi, senza ascoltarmi nel profondo, che le persone FANNO i luoghi e non viceversa (anche se, va da sé, ne sono fortemente influenzate). Cosa significa davvero?
Ebbene, un paio di bicchieri di buon vino, una cena squisita preparata con grande amore e la piacevole compagnia di due donne che, come me, respirano l'isola con intensità, possono aiutare a focalizzare d'un tratto nuovi orizzonti. Nello specifico, io ho capito che se i luoghi li fanno le persone, non è necessario legare la propria visione di accoglienza a un luogo perché, fermo restando che sono le persone a crearlo, il concetto di ospitalità può trasformarsi in una esperienza in itinere nella quale non solo i viaggiatori viaggiano ma anche gli ospiti.
Non è meraviglioso?
Alla fine il viaggio diventa il mezzo e non il fine, per raccontare storie, creare relazioni di scambio realizzare esperienze comuni arricchire di senso le nostre esistenze "senza fissa dimora".
Del resto, non si fa che parlare di transitorietà, di incertezza, di tempi che cambiano... perché opporvisi dunque? perché ostinarsi a mantenere fermi i punti di vista, perché continuare ad immaginare un'accoglienza fatta di persone che vengono a trovarti in QUEL luogo, perché non giocare con i luoghi, non indossarli come fossero abiti, non fare dello spazio una contenitore flessibile e adattabile alle nostre emozioni?

L'Elba con gli occhi di M. Cristina Sammarco


Quest'idea mi piace al punto che vorrei tradurla in realtà perché l'esperienza che ho fatto fin qui mi dimostra ogni giorno con maggiore insistenza che davvero la bellezzza del luogo, che senz'altro rende sensato un viaggio, non basta di per sé a rappresentarne la motivazione mentre, viceversa, le persone, le relazioni, i contenuti umani ed esperenziali che un viaggio potenzialmente ci regala, si.

Ne scriverò ancora, con maggiore precisione e dovizia di particolari che, sono certa, sarà l'esperienza stessa a suggerirmi.
Mentre tutto cambia, le certezze crollano, gli equilibri si ridefiniscono, si fa a gara a chi dipinge a tinte più fosche un futuro che, per definizione è incerto (ergo, mi verrebbe da pensare che stiamo scoprendo l'acqua calda); mentre tutto questo accade, dicevo, mi tengo l'unica certezza che io reputi sensata e cioè che al  cambiamento non ci si oppone con lo scudo della paura e delle false certezze: al cambiamento si allargano le braccia e si risponde accettandolo, assecondandolo, ascoltando quello che, di nuovo, ha da insegnarci.