sabato 2 marzo 2013

Cor magis tibi Sena pandit



"Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo".
"Comincio a capire" disse il piccolo principe. "C'è un fiore... credo che mi abbia addomesticato..."
"È possibile", disse la volpe. "Capita di tutto sulla Terra... "
"Oh! non è sulla Terra", disse il piccolo principe.
La volpe sembrò perplessa:
"Su un altro pianeta?" "Si".
(...) "La mia vita è monotona ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà illuminata" (...)"Per favore... addomesticami", disse.
"Volentieri", disse il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, però" (...)
"Non ci conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe. "Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"

Antoine de Saint-Exupery


Non è facile scrivere di questo viaggio.
Plausibile pensare che lo sia perché è il mio primo blog tour ma altrettanto comprensibile che per me non sia questo il motivo principale.
Letteralmente inondata da una marea di stimoli di natura umana, ho seguito un percorso nel cuore di Siena, attraverso le descrizioni, i consigli, le dritte  di Amina del Borgo Grondaie (che si è data davvero un gran da fare nell'organizzare il tutto con grande attenzione) così come attraverso le suggestioni e le piccole "visioni" del momento.
Ho deciso di non descrivere il mio trekking urbano seguendo il filo logico del percorso a piedi, bensì quello meno visibile ma per me ben più rilevante, del mio sentire e di farlo a piccoli passi, senza offrirvi l'intera descrizione di quel tanto che ho vissuto in questi due giorni in un solo post. Nonostante abbia visitato con piacere e interesse il Palazzo Pubblico, il Complesso Museale del Duomo e il Museo di Santa Maria della Scala (dai quali ho tratto ispirazione e sensazioni riguardo l'indiscusso patrimonio storico artistico della città, del quale peraltro molte e ben più competenti persone prima di me hanno scritto) ho scelto di farmi guidare dalle mie sensazioni lungo la via e di ascoltare i piccoli segni che mi si paravano davanti, tentando cioè di addomesticare le mie emozioni, per dirla con Sait-Exupery.

Il compito che mi era stato affidato, era quello di  esplorare il terzo di Siena di Porta Camollia che, guarda caso, già nella sua iscrizione reca il suo talento: quello di  aprire il cuore della città al visitatore...



Una volta visitata la sublime Piazza del Campo e salutate Simona ed Elena che, come me, sono state inviatate a partecipare al blog tour, inizio il mio percorso ed è nella Basilica di San Francesco che capisco che comincia il mio viaggio.

La bellezza di questa Chiesa è onestamente difficilmente esprimibile a parole. La maestosità del suo gotico amplifica la sensazione di "minuscolitudine" in chi la visita e il contatto interiore con se stessi è facilitato dal suo modello  architettonico dei mendicanti che le dona una sobrietà ed essenzialità meravigliosa.
Mi  fermo alla prima fila di panche mentre col naso all'insù vengo letteralmente rapita dalla bellezza delle sue capriate. Sulla mia destra, un giovane di colore stringe tra le mani un rosario e prega; credo non si sia neanche accorto della mia presenza. D'instinto faccio la stessa cosa e mi inginocchio davanti alla grandezza delle vetrate della Basilica  chiudendo gli occhi.
Da subito, una sensazione incredibile. Mi sento risucchiata nel paesaggio del Guidoriccio da Fogliano di Simone Martini, esposto al Museo Civico che ho visto poco prima, cosi' come  dai miei ricordi d'infanzia: mia madre infatti aveva una piccola riproduzione dello stesso quadro sopra il suo letto e mi ricordo che da piccola osservavo quello strano cavaliere, rapita dalla sua solitaria regalità.

Tempestiva, mia madre, mi ha inviato una foto della sua riproduzione

Ripenso  alle sensazioni che mi dava questo cavaliere solitario quando lo osservavo a pancia in sù dal letto di mia madre  e all'emozione che ho vissuto nel vedere l'opera originale in tutta la sua maestosità. Per un attimo rivedo le mura di Siena per come il Lorenzetti le ha dipinte nel Buongoverno (altro capolavoro visto poco prima al Museo Civico) e avverto sensazioni contrastanti. Percepisco cioè le mura di Siena come fossero un meraviglioso (ma a tratti soffocante) cordone di nostalgico splendore misto a bellezza, fasto, tradizione, orgoglio culturale che cinge la città in una morsa antica. In quell'istante di silenzio mi sento  senese anche io e  percepisco il piacere e l'orgoglio di partecipare a una così lunga e prestigiosa tradizione culturale e al tempo stesso un soffocante senso di impotenza, quasi come se la stessa storia e cultura che fanno oggi di Siena una delle città storiche più belle e ricche al mondo, ne decretassero una difficoltà a guardare avanti, a proprorre di sé un'immagine diversa, frutto di tempi e contesti culturali diversi e non per questo meno ricchi e stimolanti.

Il chiostro rinascimentale di San Francesco

Ora che il mio viaggio emotivo è iniziato, esco a prendere una boccata d'aria. La giornata è meravigliosa: il sole splende sulla piazza di San Francesco e sull'adiacente chiostro rinascimentale e mi godo quel vagare libero per la città.
Passeggiare per le viuzze di Siena, è un'emozione molto particolare perchè sembra  di essere in un piccolo paese dove le persone si conoscono tutte e non è difficile  sentire stralci di conversazioni tra adolescenti in camera,  vedere la signora che tende i panni nel cortile o l'inbianchino che fischietta in un appartamento o ancora sentire una canzone di Gigi d'Alessio (che non voglio immaginare a chi stia facendo compagnia, sinceramente).



Mentre cammino in questo clima familiare, ripenso alla mia visita alla basilica di Santa Maria in Provenzano e alla fortuna che ho avuto ad incontrare al suo interno una signora anziana che stava dando il "cencio in terra" (come si dice qua) dalla quale mi sono fatta raccontare la cerimonia del canto del Te Deum a corsa del palio di luglio conclusa. L'orgoglio, la dovizia di particolari e il trasporto con cui la signora mi ha raccontato la cerimonia, mi fanno pensare che ci sia  un diffuso e sentito bisogno di comunicare e che non è mica vero che i "senesi sono chiusi". Insomma, vista da fuori, Siena mi sembrava uno scrigno di bellezza al quale era difficile penetrare ma mentre parlo con la signora in chiesa, così come con tutti i commercianti ai quali di volta in volta ho chiesto informazioni,  mi rendo conto che le cose non stanno così e che,  come spesso accade, è sufficiente una buona disposizione all'ascolto perché l'altro ti si conceda e ti regali importanti porzioni del suo vissuto.

Mentre cammino sento i rintocchi delle campane e capisco che è trascorsa un'ora dalla nostra visita sulla Torre del Mangia, perché proprio quando Elena ed io eravamo sulla sua sommità (con la testa sotto la campana, per intendersi) questa ha iniziato a fare ben 11 rintocchi (privilegi che capitano a pochi, mi rendo conto).




Da lassù la vista è spettacolare ma vi assicuro che anche il vento che si incontra lungo i suoi 400 scalini è degno di nota!

Cammina che ti cammina, arrivo a Porta Camollia che appartiene al terzo di Siena che sto esplorando e che aspettavo di incontrare (anche perchè, che si sappia, sono famosa per perdermi ovunque e, nonostante la minuziosa descrizione del percorso che mi ha fatto Amina, fino all'ultimo ho dubitato di me: adesso posso finalmente confessarlo!)
Una benefica sosta nel caffè pasticceria che la mia amica Barbara mi aveva segnalato la sera precedente, ha la virtù di rimettermi in forze e di farmi ricaricare il telefono. La pasticceria è davvero notevole e servono un ottimo caffé Illy in una piacevole saletta interna, per cui se passate di lì vi segnalo il Caffè Berta in Via Malta. Mentre bevo il mio buon caffè e cerco di appuntare qualche considerazione in modo confuso e scapestrato su un taccuino,  noto sulla mia testa una scritta: vuoi vedere, ho detto io che siamo nella contrada dell'istrice? Mi alzo, mi sporgo dal tavolino e cerco di leggere.



La scritta racconta in effetti  della vittoria dell'istrice, con il cavallo Morello del Tommi e mi appassiono al racconto ma, considerato che per leggerlo, devo sporgermi un pò troppo sul tavolo dei miei vicini che, scocciati, mi osservano, decido di rientrare nei miei ranghi, mi siedo e, bevuto il caffè, continuo a camminare.
Dopo poco  arrivo ad un'altra meravigliosa chiesa templare del XIII secolo: quella di San Pietro alla Magione. Dopo qualche minuto di raccoglimento, sento che Siena sta inziando ad aprirmi il suo cuore...





e  mi ricordo che la mia amica senese Barbara (la stessa della dritta del buon caffè, per intendersi) mi aveva detto che vicino alle chiese di Siena, si trovano le fonti battesimali di ciascun rione.
Esco dalla chiesa e... detto fatto!




Mi arriva anche una gradita conferma, che siamo cioè nella contrada dell'istrice che, non me ne vogliano i senesi, mi fa subito una grande simpatia perché, come il cuore....




A questo punto mi sembra di intuire che il mio percorso all'interno di un terzo di Siena, mi stia rivelando il suo senso: è come se davanti a me si dipanasse una via che non devo fare fatica a seguire perché è dentro di me che trovo somiglianze e mentre viaggio a cuore aperto, sento che la città risponde...