giovedì 17 gennaio 2013

Torniamo a guardare le stelle


Questa mattina sono andata in città (questa parola, essendo fiorentina di nascita, mi diverte sempre un pò perché è  chiaro che qui, sull'isola, le "città" come ve le intendete voi, non ci sono). Insomma, immaginatevelo come volete, ma sono andata nel paese più importante dell'isola, dove si va per sbrigare faccende, incontrare un'amica per un caffè o semplicemente per infilarsi un paio di scarpe e attraversare le strade sulle striscie (ok, faccio coming out: i miei piedi  vivono in simbiosi  con le Birkestock  perchè loro, come me, sono ribelli di natura e detestano le costrizioni).
Arrivata a Portoferraio, ho avuto una strana sensazione che strideva con quella di inizio mattina quando, inebetita, mi sono fermata a guardare l'Elba svegliarsi. Si, perché ogni giorno, giuro, è diverso. Ogni mattina (che sia accigliata, serena, ventosa, striata di nuvole o accecante di sole) Lei - l'Elba -  mi innamora.


Dico sul serio, fatico a capacitarmente: è una sensazione indescrivibile, un misto di emozione, bellezza che mi sopraffà e totale incanto. Credo sia un privilegio, oltre che una crescente necessità visti i tempi, vivere in un contesto in cui la Natura è così forte e permea ogni istante della giornata perché davvero, Lei, è la sola depositaria di risposte che non si possono trovare altrove (sempre che non si desideri incappare in pagliativi, per carità!).
In effetti la sensazione che ho avuto in "città" questa mattina, era di segno diverso, lo confesso: sono molte le attività che chiudono e che espongono cartelli di liquidazione totale e nei bar si parla della difficoltà di questi momenti e delle prospettive incerte per il futuro. A rincarare la dose, mentre rientravo in macchina, alla radio un giornalista commentava di come e quanto i dibattiti politici in tv negli anni si siano allontanati dai temi ideologici per abbracciare quelli da drogheria (in effetti, è tutto un parlar di aumenti, tasse e caro vita).
Credo di aver somatizzato tutte queste sensazioni e in breve tempo, arrivata a casa, ho accusato uno strano malessere che ho cercato di placare andando a correre sulla spiaggia.
Di nuovo, d'improvviso, la bellezza. Di nuovo, più forte di me, un senso di pace, di perfezione, di consolazione, mentre i problemi (che sia chiaro, esistono e ci riguardano tutti da vicino) si allontanavano.


In quel prezioso istante, ho messo a fuoco l'idea - che in realtà non mi ha mai abbandonato - che davvero questa crisi sia benedetta. Quando riesco a "centrarmi" e a stare con me, non riesco a tutti gli effetti a temere la difficoltà del momento, perchè mi vince la sensazione che si stia vivendo un tempo di passaggio estremamente importante affinché si costituiscano equilibri nuovi, con basi solide e non di argilla. La  società dei consumi ha scambiato l'essenza del benessere con un ammasso informe e mai sufficentemente appagante, di bisogni materiali che sfuggono al nostro controllo perché indipendenti dalle nostre capacità interiori e che ci spingono a desiderare ancora e sempre di più.  Non si può avere paura di lasciare andare una società che rende gli uomini schiavi di bisogni indotti ed effimeri, senza peraltro educarli a riconoscere nella ricchezza interiore, come nella bellezza del creato, la  vera essenza dell'essere. A ben pensarci, non poteva che essere così e possiamo ritenerci fortunati perchè siamo i pionieri di una nuova era, quella della consapevolezza. In questo senso io credo che sia una fortuna vivere in un contesto in cui la Natura sia così forte e presente nel quotidiano, perché è da essa che possiamo attingere forze, energie ed ispirazione per iniziare a immaginare il mondo che verrà, superata la crisi. Siamo stati bravi ad affollarci l'esistenza con bisogni di plastica e relazioni di cartone, adesso la sfida è vuotare gli armadi, smetterla di "tenere a tutti costi" e sviluppare una fiduciosa attitudine verso ciò che di nuovo sta già bussando alle nostre porte. Del resto, se  in questi anni ci hanno insegnato a "desiderare" (una macchina, un vestito, un viaggio, un marito) che etimologicamente parlando significa "smettere di guardare le stelle a scopo augurale", io spero vivamente che si possa tornare quanto prima a guardare insieme le stelle, augurandoci un futuro prospero e luminoso.